mercoledì, novembre 11, 2015

No one is there

Across from behind my window screen
Demon is dancing down the scene
In a crucial parody
Demon is dancing down the scene
He is calling and throwing
His arms up in the air
And no one is there

All of them are missing as the game
Comes to a start
No one is there

Some are calling, some are sad
Some are calling him mad
No one is there

Across from behind your window screen
Demon is dancing down the scene
In a crucial parody
Demon is dancing down the scene
He is calling and throwing
His arms up in the air
No one is there

All of them are missing
 As the game comes to a start
No one is there

And no sound has them
Declared
To be missing
To be missing
To be missing

Nico - No one is there

lunedì, novembre 09, 2015

Bruce Springsteen - My Hometown

Tradizione e talento individuale




…the historical sense involves a perception, not only of the pastness of the past, but of its presence; the historical sense compels a man to write not merely with his own generation in his bones, but with a feeling that the whole of the literature of Europe from Homer and within it the whole of the literature of his country has a simultaneous existence and composes a simultaneous order. This historical sense, which is a sense of the timeless as well as of the temporal and of the timeless and temporal together, is what makes a writer traditional.

T.S. Eliot

Scala claustralium

. Da tutto ciò possiamo dedurre che la lettura senza meditazione è arida, la meditazione senza lettura è soggetta a errore, l’orazione senza meditazione è tiepida, la meditazione senza orazione è infruttuosa. L’orazione fatta con fervore porta all’acquisto della contemplazione, mentre il dono della contemplazione senza orazione è raro o miracoloso. Il Signore infatti, la cui potenza è senza confini e la cui misericordia si estende al di sopra di tutte le sue opere, di tanto in tanto fa sorgere figli di Abramo dalle pietre (Mt 3,9), forzando quanti sono induriti e ribelli a sottomettersi nell’accettazione: prodigo di doni trascina il toro per le corna, come dice il proverbio, ogni volta che si intromette senza esser chiamato e che si effonde senza esser cercato. Questo, a quanto leggiamo, è accaduto talvolta ad alcuni, come a Paolo e a qualcun altro. Ma non dobbiamo per questo attender simili doni anche per noi tentando Dio; dobbiamo invece fare ciò che ci viene richiesto, leggere e meditare la legge divina, pregare Dio che venga in aiuto alla nostra debolezza (Rm 8,26) e veda ciò che in noi è incompiuto. È lui stesso che ci insegna a far questo quando dice: «Chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7). Infatti quaggiù il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono (Mt 11,12).

Guido il certosino

domenica, ottobre 18, 2015

La solitude du philosphe

Si bien qu'en attaquant le philosophe on se donne la honte d'attaquer une enveloppe modeste, pauvre et chaste; ce qui décuple la rage impuissante; et le philosophe n'offre aucune prise, bien qu'il prenne tous les coups. Là prend tout son sens la solitude du philosophe. Car il ne peut s'intégrer dans aucun milieu, il n'est bon pour aucun.
Gilles Deleuze
Spinoza - Philosophie pratique
Les éditions de Minuit, Paris, 1981

martedì, ottobre 13, 2015

And all the Arts of Life, they chang’d into the Arts of Death in Albion.







And all the Arts of Life, they chang’d into the Arts of Death in Albion.
The hour-glass contemned, because its simple workmanship
Was like the workmanship of the plowman, and the water-wheel
That raises water into cisterns, broken and burn’d with fire,
Because its workmanship was like the workmanship of the shepherd ;
And in their stead intricate wheels invented, wheel without wheel,
To perplex youth in their outgoings, and to bind up labours in Albion
Of day and night the myriads of eternity, that they may grind
And polish brass and iron hour after hour, laborious task;
Kept ignorant of its use, that they might spend the days of wisdom
In sorrowful drudgery, to obtain a scanty pittance of bread ;
In ignorance to view a small portion and think that all,
And call it Demonstration, blind to all the simple rules of life.
 
W.B.

mercoledì, ottobre 07, 2015

Pazzi


«Viene un giorno in cui tutti gli uomini impazziranno e, vedendo uno che non è pazzo, lo assaliranno dicendogli: “Sei pazzo”, per il solo fatto che non è come loro»

Abba Antonio




lunedì, settembre 28, 2015

Beulah

"There is from Great Eternity a mild & pleasant rest Nam'd Beulah, a soft Moony Universe, feminine, lovely, Pure, mild & Gentle, given in Mercy to those who sleep, Eternally created by the Lamb of God around, On all sides, within & without the Universal" 




  (The Four Zoas; Night 1 5;29-31)

Dal Blog: William Blake, religion and psychology

lunedì, giugno 15, 2015

Vivere senza menzogna



Vivere senza Menzogna

solgenitsin
di Aleksandr Isaevič Solženicyn 
Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli. Ce l’hanno martellato e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla. Invece possiamo tutto!
Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loro, è colpa nostra, soltanto NOSTRA! Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci? Fargli cambiare idea è impossibile. Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé? Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile, se non respingeremo la MENZOGNA. Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli. Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA.
Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA! È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini. Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo. La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei. E da quel momento tale persona non scriverà più né firmerà o pubblicherà in alcun modo una sola frase che a suo parere svisi la verità; non pronunzierà frasi del genere né in privato né in pubblico, né di propria iniziativa né su ispirazione altrui, né in qualità di propagandista né come insegnante o educatore o in una parte teatrale; per mezzo della pittura, della scultura, della fotografia, della tecnica, della musica, non raffigurerà, non accompagnerà, non diffonderà la più piccola idea falsa, la minima deformazione della verità di cui si renda conto; non farà né a voce né per iscritto alcuna citazione «direttiva» per compiacere, per cautelarsi, per ottenere successo nel lavoro, se non è pienamente d’accordo col pensiero citato o se questo non è esattamente calzante col suo discorso; non si lascerà costringere a partecipare a una manifestazione o a un comizio contro il proprio desiderio o la propria volontà.
Non prenderà in mano, non alzerà un cartello se non è completamente d’accordo con lo slogan che vi è scritto; non alzerà la mano a favore di una mozione che non condivida sinceramente; non voterà né pubblicamente né in segreto per una persona che giudichi indegna o dubbia; non si lascerà trascinare a una riunione dove sia prevedibile che un problema venga discusso in termini obbligati o deformati; abbandonerà immediatamente qualunque seduta, riunione, lezione, spettacolo, proiezione cinematografica, non appena oda una menzogna profferita da un oratore, un’assurdità ideologica o frasi di sfacciata propaganda; non sottoscriverà né comprerà in edicola un giornale o una rivista che dia informazioni deformate o che taccia su fatti essenziali. Non abbiamo enumerato, s’intende, tutti i casi in cui è possibile e necessario rifiutare la menzogna. Ma chi si metterà sulla strada della purificazione non stenterà a individuarne altri, con una lucidità tutta nuova. Certo, sulle prime sarà duro. Qualcuno si vedrà temporaneamente privato del lavoro. Per i giovani che vorranno vivere secondo la verità, all’inizio l’esistenza si farà alquanto complicata: persino le lezioni che si apprendono a scuola sono infatti zeppe di menzogne, occorre scegliere. Ma per chi voglia essere onesto non c’è scappatoia, neppure in questo caso: mai, neanche nelle più innocue materie tecniche, si può evitare l’uno o l’altro dei passi che si son descritti, dalla parte della verità o dalla parte della menzogna: dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima. E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia, non si vanti d’essere un accademico o un «artista del popolo» o un generale: si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima. Una via non facile, certo, ma fra noi ci sono già delle persone, anzi decine di persone, che da anni tengono duro su tutti questi punti e vivono secondo verità. Non si tratta dunque di avviarsi per primi su questa strada, ma di UNIRSI AD ALTRI! Il cammino ci sembrerà tanto più agevole e breve quanto più saremo uniti e numerosi nell’intraprenderlo. Se saremo migliaia, nessuno potrà tenerci testa. Se saremo decine di migliaia, il nostro paese diventerà irriconoscibile! Ma se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo. Pieghiamo la schiena ancora di più, aspettiamo dell’altro, e i nostri fratelli biologi faranno maturare i tempi in cui si potranno leggere i nostri pensieri e mutare i nostri geni. Se ancora una volta saremo codardi, vorrà dire che siamo delle nullità, che per noi non c’è speranza, e che a noi si addice il disprezzo di Puskin: USCI’ IL SEMINATORE A SEMINARE I SUOI SEMI. Solitario seminatore di libertà, sono uscito presto, prima della stella; Con mano pura e innocente Nei solchi divenuti schiavi ho gettato un seme vivificatore ­ Ma ho solo perduto il mio tempo, i buoni pensieri e la fatica… Pascolate, pacifici popoli ! Non vi risveglierà il grido dell’onore. A che serve al gregge il dono della libertà ? Bisogna solo accoltellarlo o tonsurarlo. La loro eredità di stirpe in stirpe è il giogo con i sonagli e la frusta.
Aleksandr Isaevič Solženicyn (1974)

venerdì, maggio 22, 2015

In offering himself in the breaking of his body and the spilling of his blood, Jesus takes broken and spilled out lives and forms us into one whole body. We become members of one another as we become members of his body.


mercoledì, maggio 20, 2015

 Ecco io sto alla porta e continuo a bussare. Se uno sente la mia voce e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me. 21 Vicino a me, sul trono, farò sedere i vincitori, come anch’io ho vinto e mi sono seduto insieme col Padre mio sul suo trono. 22 Chi può udire, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”. 

Apocalisse 3, 20

 

lunedì, aprile 27, 2015

Fringuello, fringuello

Fringuello, fringuello
Lascia l'ereditá,
Il canto, il sigillo
Le perle di sangue;
Il tempo trascorso
È la nostra terra contesa
Il Regno è giá venuto
Il vento di primavera
Ferisce d'oro e rame
Le cime dei larici.

genseki

A. R. Ammons

Allora dissi sono Ezdra



Allora dissi sono Ezdra
E il vento mi frustó la gola
Giocando con i suoni della mia voce
Ascoltai il vento salire dalla mia testa alla notte
Voltandomi verso il mare dissi
Sono Ezdra
Ma non giunse eco dalle onde
Le parole si consumavano
Nella voce della spuma
O saltando oltre
Si perdevano in alto mare
Attraverso i campi pallidi e le rovine
Mossi i piedi diedi le spalle al vento
Che strappava cortine di sabbia
Dalla spiaggia e le gettava
Come nebbia marina alle dune
Oscillavo come se il vento mi portasse via
E dissi
Sono Ezdra
Come una parola troppo ripetuta
Si stacca dall'essere
Cosí io Ezdra uscii nella notte
Come una raffica di sabbia
Tuffandomi nell'avena spettinata
Che afferrano le dune
Di mari obliati.

A.R. Ammons

mercoledì, aprile 08, 2015

Pianto nella cattedrale

ART BLOG: Wolfram Onslow Ford : Joan of Arc

I ben vestiti signori viso di volpe
le sibilanti dame coda di seta
il re con in testa la donata corona
tutti sono andati.
Tanto lontani i Santi delle vetrate
quanto i lontani pascoli della Lorena.
Puoi piangere, Giovanna,
fra i gigli d’oro e muti delle bandiere.
Io so, Giovanna:
un petto non può contenere
il cuore che in sé tutto ha contenuto.
Cadano le tue lacrime
fra i gigli tristi e muti delle bandiere.
Eppure tu, ragazza della Lorena,
tu che prendevi in braccio l’agnello stanco
tu di me non dovresti dubitarlo
che io lasci in terra a lungo il mio agnello stanco.

Elena Bono

martedì, aprile 07, 2015

Preghiera prima della battaglia




Santa Giovanna

Bel principe
signor San Michele,
prendete, ve ne prego, buona spada
e venite con me.
Questo è il campo,
principe San Michele;
ora a voi il comandare
a noi il seguire.
Dovunque s’alzerà la vostra voce
noi saremo.
Breve è il tempo,
signor San Michele
e breve la preghiera,
ma una cosa vi voglio domandare.
Non ritornate questa sera
su nei vostri stellati accampamenti
senza per questo campo ripassare.
Quelli di noi che troverete
col viso nella terra
vi prego non voltate
se amico o se nemico
per vedere.
Nelle tende di Dio
conduceteci tutti a riposare.


Elena Bono

venerdì, marzo 20, 2015

Think like a tree


I am the great sun


I am the great sun, but you do not see me,
I am your husband, but you turn away.
I am the captive, but you do not free me,
I am the captain you will not obey.
I am the truth, but you will not believe me,
I am the city where you will not stay,
I am your wife, your child,
but you will leave me,
I am that God to whom you will not pray.
I am your counsel, but you do not hear me,
I am the lover whom you will betray.
I am the victor, but you do not cheer me,
I am the holy dove whom you will slay.
I am your life, but if you will not name me,
Seal up your soul with tears, and never blame me.


Charles Causley

lunedì, marzo 02, 2015

Wendell Berry

Good work finds the way between pride and despair. 

 

Il pensiero unico viene dal Nord

«Urla, o porta; grida, o città; struggiti, Palestina tutta,
poiché viene un fiume da settentrione
E ognuno si cingerà di sacchi per le sue strade
e tutti quanti urleranno sopra i suoi tetti e nelle sue piazze,
struggendosi di pianto»
(P. P. Pasolini)

giovedì, febbraio 26, 2015


Immolati gli occhi

Immolati gli occhi
All'incombere della cascata
L'ampolla continuava a scintillare
Tra fiotto e fiotto di oscuritá.

*

Lasciavi cadere gli occhi
Fino in fondo allo specchio
Gigli e calle ti leccavano i piedi
Lentamente la tua bianchezza
Si separa da te
Come il sonno madido
Dal prato di artemisia.

*

Il cigno insinuava il suo candore
Tra le tue cosce
Con tutte le tue mani sollevavi
Anfore e bicchieri
Versavi il vino dell'ascolto
Nella coppa del silenzio.

genseki

Il giardino

Il giardino solo lo vedevamo
Attraverso una grata
D'acciaio antico
Ed erano ghirlande di dolore
Polline di luce
Zampilli di tenebra
Gocce di luna
I nostri occhi si mutavano in petali
Per appassire a primavera.

*

Il sonno era come
Goccia a goccia
Nel pozzo dell'occhio
Artemisia e appio
Profumavano la notte
Sotto le palpebre premeva
La luce fredda delle stelle.

genseki

La propagazione del dolore

La propagazione del dolore
È un'arte sottile
In questo inverno cosí verde
In attesa del sorriso delle mimose
Il lembo delle gonne
Sfiora appena il pavimento di ardesia
Cosí si schiudono i fiori
Come spade come pugnali.

*

Il dolore è un filo di luce
Attraversa la macchia
Il bosco intero
Noccioli e ontani sono carne rosa
Hanno tante dita
Le erbe dimenticate
Il rio scorre verso il passato
Lo sguardo trascorre dal granito alle nubi.

genseki

venerdì, febbraio 20, 2015

A. R. Ammons

Quiete


Mi dissi: andró in cerca di ció che è umile
E sará dove
Metteró le radici della mia identitá:
Tutto i giorni mi sveglieró
In prossimitá di ció che é umile,
Un centro focale un promemoria appropriato,
Una misura per il mio significato,
La voce grazie alla quale saró ascoltato,
La volontá e il tipo di egoismo
Che potrei
Liberamente adottare come propri:

Ma pur avendo cercato ovunque,
Non posso trovare proprio niente
A cui abbandonarmi:
Tutto è

Magnifico nell'esistenza, tutto è
All'apice della gloria:
Nulla è umiliato
Nulla ho potuto umiliare:

Dissi: che cosa è piú umile dell'erba?
Ah, lá sotto, ecco
Una corteccia di muschio secco come bruciato:
E dissi; ecco dove posso porre la mia dimora; ma
Mentre mi annidavo
Incontrai sotto la superficie grigiastra
Meccanismi verdi troppo complessi per l'intelletto
Che speravano di rinarscere con la pioggia; allora mi alzai

E corsi esclamando che non vi è nulla di umile nell'universo:
Incontrai un mendicante
Con ceppi al posto delle gambe: nessuno lo considerava
Degno della minima attenzione: tutti passavano senza guardare:
Mi annidai e trovai la sua vita:
L'amore scosse il suo corpo come una devastazione
Dissi
Anche se ho cercato dappertutto
Non vi è nulla di umile nell'universo:

Passai dall'alto in basso attraverso
Le trasfiguarazioni della grandezza, della forma e dello spazio:

In punto improvvisamente giunse la quiete,
Che meravigla:
Muschio, mendicante, cespugli, zecche, pino, io che magificenza
L'essere!

A. R Ammons

De The Selected Poems: 1951-1977, Expanded Edition

Trad genseki

giovedì, febbraio 19, 2015

Il Tirso

Le tue mani mi salutavano da tutte le foglie
I tuoi denti da tutti i fringuelli
Succo di pinoli erano le tue sillabe
Come bacco regnavo con il tirso
Sullo sciame dei miei errori.

genseki


mercoledì, febbraio 18, 2015

Una pietra che cade

Una pietra che cade
Dischiude un universo
Di dolore e di suoni
- Mi manchi -
Lo diceva al vento
E la sera era palpabile abbandono
D'ali nella macchia sgomente
Frulli
Agli angoli della bocca salace
La piega amara del disprezzo
Un tempo bastava Novembre
Perché si chinassse
Alle mie tempie sudate
Il volto dell'angelo della storia,
Ora, Signore ti disfi in mille foglie
Nel mito della bontá respiro
Come il passero sul fico di Nicodemo.

*


Nell'abbandono alle ali
Si aprono mani vespertine
Con petali di pura visione
Un velo cobalto sciupa
Il brivido del bosco
L'orrore dell'agonia del merlo;
La bicicletta, la febbre
La muffa
Il profumo delle mele fermentate
Ah! Restare qui
Lasciarsi morire qui
Fino all'anno delle comete!

*

genseki

Guglielmo di Saint-Thierry

Chi sta con Dio è ancora piú solo di quando è solo.


lunedì, dicembre 22, 2014

Rancé

Chi mi darà ali come di colomba, e io volerò in qualche luogo lontano dal mondo, così separato da non aver più rapporto con il mondo né comunicazione con le creature. Io cerco qualche cosa che non è di questo mondo e che non si trova fra le cose create. Io ne ho concepito un'idea che me la fa amare e l'amore me ne suscita il desiderio; ma questo desiderio produce solo sospiri e mi sembra che più il mio cuore si eleva verso questo oggetto, più quest'oggetto si allontana dal mio cuore. Non è lo stesso con le creature, esse mi importunano, mi seguono ovunque, si presentano continuamente ai miei occhi e attraverso i miei occhi entrano nel mio spirito, lo dividono e vi portano l'inquietudine e la dissipazione. Chiudiamo gli occhi, anima mia, a tutte queste cose e teniamoci così lontani da esse da non vederle e non esserne visti... Signore, senza il tuo aiuto i nostri propositi sono deboli e inutili. Conferma in me ciò che compio oggi. Conducimi, Signore, nella solitudine sacra in cui Tu parli al cuore di coloro che ti amano, insegna al mio la scienza di piacerti; fai che trovi, in questo luogo recondito in cui mi sono nascosto, come uccello selvatico nelle spaccature delle rocce inaccessibili, il riposo profondo e la sicurezza perfetta che Tu non rifiuti a coloro che hanno lasciato tutto per seguirTi nel deserto...
 

[Dom Armand-Jean Le Bouthillier de Rancé (1626-1700), preghiera nota come "Desiderio di solitudine", in Anna Maria Caneva O.C.S.O., Il riformatore della Trappa. Vita di Armand-Jean de Rancé, Città Nuova, Roma 1996, pp. 242-243]

martedì, dicembre 16, 2014

Consigli al morto


 E tu pregali

E tu pregali, i sette muratori,
Pregali, pregali, i sette maestri
Muratori che devono murare.
Perché lascino a te
Sette spiragli al muro,
Petché arrivino a te
La luce e il pane.

E da uno ti venga
Una sorgente d'acqua,
Ricordo di tuo padre;
E da un altro ti venga
Il profumo di fiori
Delle sorelle che avevi:

E da un altro ti vengano
Spighe lunghe di grano
Con tutto il loro frutto;
E da un altro ti venga
La vite della vigna
Con i grappoli pieni.

E da un altro ti venga
Qualche luce di sole
Che ti riscaldi il cuore
che non si spenga tutto

E il vento, il fresco del vento,
Il vento fresco dei boschi
Arivi fino a te,
Che ti tinfreschi il capo,
Non marcisca il tuo capo.
Oh tu pregali, pregali, pregali
I sette muratori!

Franco Fortini

lunedì, dicembre 15, 2014

Clemente di Alessandria



Allo stesso modo in cui la volontá di Dio è un atto che si chiama mondo, la sua intenzione è la salvezza degli uomini e si chiama Chiesa.

Trad genseki


sabato, novembre 29, 2014

Autunno IV l'ossequioso

Come un uomo di colore l'autunno segue le sue inclinazioni
Un flauto contempla dai fori dell'orizzonte
Tutta la madre che rimane dentro
Ecco il fiume che si dimentica a due dita dalla riva
E un po' piú in lá
La pioggia che separa le colombe dal vento

La pioggia registra i giorni fino al fondo degli occhi
Che vanno alla velocitá dei ritmi conosciuti
La pioggia mentre piove in tutte le orechie
E guai a chi come un piano non si merde le labbra

Qui alle piante dell'occaso
La citta si stira e brucia dai quattro lati

Un abitante germoglia da un tratto all'altro
La sua bara cresce nella misura in cui ti allontani dal mio petto
Descrivendo un circolo istintivo

Ma all'ora in cui il cinema scende  gli scalini di marmo
Che conducono al fondo ogni spettatore
Il livello del silenzio oscilla come un fiore
Fatto dell'oblío di un cestino di delicatezza

La luce su trascina tagliando le stoppie
Come la coda del cane che toglie la tristezza
E l'orizzonte si curva sotto il peso dei miei occhi

verde di mare o sopra tutto o nulla
Il bordo dell'abisso degli aratori cupi
Il dado tratto
Orizzonte orizzzonte - Per davvero?

Piove a perdita d'occhio selce del mio sguardo


Juan Larrea
Trad. genseki




Nodo di specchi

Le belle finestre spalancate e serrate
Sospese alle labbra del giorno
Le belle finestre in camicia
Le belle finestre dai capelli di fuoco nella notte scura
Le belle finestre dalle grida d'allarme e dai baci
Su di me sotto di me dietro di me ce ne sono meno che in me
O cosctituiscono un solo cristallo celeste come il grano
Un diamante divisibile in tanti diamanti quanti sarebbero necessari per bagnarsi tutti i bengalesi
E le stagioni che non sono quattro ma quindici o sedici
Ed io tra cui quella in cui fiorisce il metallo
Quella in cui il sorriso è meno del macramé
Quella in cui la rugiada vespertina unisce donne e pietre
Le stagioni luminose come l'interno di una mela da cui si separa un quartiere
Oppure anche come un quartiere periferico abitato da esse che sono stoppini nel vento
O ancora come il vento dello spirito che di notte ferra d'uccelli illimitati i cavalli dalle froge algebriche (...)

André Breton

Trad. genseki

La rosa e il cane

Poema perpetuo

È un'arancia ove tutto s'assembla è la grande porta in un un batter d'occhio sole o menzogna molino di innocenza sulla fronte dell'uragano orologio senza fine in vele a terra terra senza ritorno Ceneri sulle teste parole senza ricordi
di tutto un po' è l'ombra
in alto in baso è l'albero
l'acqua e il fuoco almeno
che meglio dice
estate tremula
uomo senza luogo perduta la trebisonda
memoria
il ponte insanguinato l'aria convenuta
per sempore

cosí vanno le cose delle quali non sappiamo nulla oggi di piú o doman di meno o rose o cani girate girate le tests Teste di uomini o d'alberi querce verdi  o aceri serpenti salve alla spalle dell'innocenza noi moltiplicato in sorgenti immaginarie l'acqua della menzogna sulla fronte del temporale orologio senza fine è la porta spalancata molino d'innocenza.


*

Tristan Tzara
Trad genseki

Al mercato delle mandorle

Il mattino erano tanti ciottoli
Levigati, tiepidi alla soglia
Della bianchezza appena increspata
Nel silenzio disteso tra le conifere.

*

I morti piangono come campane
Ma è la nebbia che ne rivela i volti
Calce e conchiglie sulla soglia di ardesia
Lettere antiche reagiscono al crepuscolo.

*

Del manto di pelli mi spoglio
Mi rivesto di ortiche
Ansimano i cani mattutini
L'amarezza si acquatta tra i pini.

*

Al mercato delle mandorle
Al mercato del latte
Vo cercando i miei crimini, i miei peccati
I minuti li sconto uno a uno
Fino al frullo del mezzogiorno.

*




mercoledì, novembre 26, 2014


La bella mano

XIII

Luce dal ciel novellamente scesa
Per far con tua presenza sacra e pura
Piú degna in noi natura
Ed aggrandire il basso stato umano,
Appena che la lingua s'assicura
A dir del ben donde ho la mente accesa
Pensando alla mia impresa
Dignissima di stile alto e sovrano:
Ma pregp Amor, Ch'ogni mia sorte ha in mano,
Che la presuntuosa affranchi, e aspire,
Facendo alle mie stanche rime scorta;
E scusi il troppo ardire
Del gran piacer, che a scriver mi conforta.

Perché compiutamente ogni bellezza,
Per vera elezione Amore e Dio
Poser nel volto ch'io
Come idolo scolpito in terra adoro,
Sia benedeto il subito desio,
E il mio sperar che fu di tanta altezza,
Che giá con tal vaghezza
Mi mosse a contemplar l'alto lavoro;
Non so se per riposo o per ristoro
Di mie fortune e de' passati affanni,
Ció provedesse il mio Signor fallace,
Per darmi alfin degli anni
Alcun breve conforto, o qualche pace.

Se il piacer amoroso, ond'io m'accendo
Mentre che in te son tutto attento e fiso
Per iscolpire il viso,
Che fa alla nostra etá cotanto onore,
Non mi tenesse allor da me diviso.
Finché la forma tua vera comprendo
E gli secreti intendo
L'anime spente accenderei d'amore.
Ma se l'innamorato acceso core
La gran dolcezza in voce poi sciogliesse,
Come confusa in lui l'ascondo e celo,
Io temo non ne avesse
Di sí supreme laudi invidia il cielo.

Quel vago riso e l'atto signorile,
L'angeliche maniere elette e care,
E il bel dolce parlare,
Che per virtú materna in te succede;
L'aspetto che nel mondo non ha pare,
Son le faville, e il bel laccio gentile,
Che in angoscioso stile,
Mia vita ardendo strugge e la mia fede.
Sará sempre mercede
Nimica pur cosí di leggiadría,
Come bellezza di pietá rubella?
Che se in costei non fia,
Trionferá sopr'ogni donna bella.

Chi potrá mai le doti e le virtute
E l'alte tue eccellenzie al mondo sole
Con mortali parole
Contare appieno, come io dentro sento?
Quale intelletto, e che tanto alto vole,
Che spieghi cose mai piú non vedute,
Ove son stanche e mute
E penne, e rime e ciascun nostro accento?
L'andar celeste e il divin portamento,
Che fan del Paradiso prova in terra,
Qual lingua o quale stile, è cosí che 'l descriva?
Che se 'l piacer non erra,
Tua forma è umana ma l'essenza è diva,

Or va, Canzon leggiadram
Davanti a quella oriental Fenice,
Che fa di sé la nostra etá felice,
Cotanta grazia da' begli occhi piove:
E narra se fra noi
Valor fu mai che in lei non siritrove
Raccolto tutto, e piú compiuto assai.

Giusto de' Conti




La rosa malata

 Quando la luna si accende nel verso
Piangono i ladri cade una rete al suolo
E compone un suono come di cristallo
Che vana è la caduta dico al verso
Che vano il cristallo di Boemia masticato in bocca
Che vano il cavallo che galoppa sulle tombe
Pregando il nulla
Sartre lo disse e io lo lessi in prigione durante la lezione di matematica
Il nulla corrode l'essere come un verme
E lo seppi dalla bocca di mia madre la malchiamata Felicitá
Che l'uomo tornerá a regnare sul nulla
E il nulla mostrerá agli uomini la mano
Che ha il volto pallido della follía
E il tremito del verso
E il timore del piccolo sesso delle fate che ancora non sanguinano.

*

In quanto alla minestrina rudimentale della metafisica
In effetti l'uomo è una passione vile, Spinoza lo disse
L'uomo non è che un essere malvagio di cui non parla la filosofia
Un essere che teme le sue mani equivoche
Ferito dalla logica
Stanco di parlare al nulla con sussurri
E scrivo questi versi  perché tornino gli dei
Ricardo Reis lo disse plagiando Pessoa mentre un cane latrava
Chi camminó tra viola e viola?
Eliot lo disse e c'era proprio quello stesso cane a commentare i suoi versi
Che dicemmo che l'uomo è pastore del del nulla
E si proporziona un sepolcro per piangere da soli
Succo di rose patite
Che altro mai se non una tenebra lirica in vano
Un incubo che pregano gli uomini
Heidegger diceva e non so perché lo so, che l'uomo è il pastore dell'essere
Ma io dico che l'uomo è pastore dell'escremento
Signore solo della rabbia
Abitante unico del salmo
Fatto per piangere da solo
E io adoro solo la sillaba nuda del versetto
Nudo come la menzogna
Come il silenzio
Mentre un usignolo cade sulla pagina
E gli uccelli gridano: Scardanelli, Scardanelli
E ormai non c'è niente qui salvo una linea vuota
Perché l'ultimo signore con corona
È la schiuma della coppa
La marea della coppa come direbbe un kennig islandese.

Leopoldo María Panero
Trad. genseki

Poesie di genseki

Il bianco argenteo degli olivi
Lava il mattino
I melograni sono grate d'oro
Arbusti che ardono senza calore

Lavarsi gli occhi: è autunno!
Con la rugiada risciacquare
La cenere dei crimini.

*

Un gesto dopo l'altro
Le pigne nel fuoco
Una candela profuma d'azzurro
L'intimitá.
Fuori le nuvole chiamano lo sguardo
Con il silenzio del loro limite
L'odio si riposa tra gli abeti
Il richiamo dei gufi lo sostiene.

*

Come un quaderno magico
Si apre e si chiude il silenzio della notte
È il vento che lo sfoglia, per compassione,
Allevia l'arsura del prato.

*

In fondo alla notte
Si spalanca il mare
Piú tardi le stelle
Spargeranno rose
Su frane di nebbia

*

venerdì, novembre 21, 2014

Juan Larrea

Terra all'angelo quanto prima

Dormendo per tributo di fiori agli alti frumenti
Angelo a porta d'uragani senza neve
Arbusto da alzar piú le mani dell'eclisse
Piedi che ardono al contrario dei giorni vi sento
Sfidare alla cautela nell'angustia serrata
E sfogliare corone di mondi nelle mie saline

Ti impasteró al cantar duce a forza di archi
Di ponti che sporgono dala tua cintura
Il tuo sguardo manca di torre e serratura
Serenamente parlando

Paziente il lupo sempre in agguato
Come il pezzo di marmo detinato alla statua
Della mia voce
Si incorpora al gelato cadavere delle ore

Cadono gli occhi e la polvere si desta il ricordo
Per le falci ricurve
Piú la vita si accomoda e la carne che pur resta
Tra denti e lastre

Dimmi se ti affliggo rammendando sentieri.



Spine quando nevica

Nell'orto di fra' Luigi


Sognami sognami in fretta stella di terra
Coltivata dalle mie pálpebre cóglimi per i mei manici di ombre
Ubriacami di ali di marmo ardente stella stella tra le mie ceneri

Poter poter infine trovare sotto il mio sorriso la statua
Di una sera di sole i gesti a fior d'acqua
Gli occhi a fior d'inverno

Tu che nell'alcova del vento stai vegliando
L'innocenza di dipenderendalla bellezza imprevista
Che si tradisce nell'ardore con cui le foglie si volgono al petto piú debole

Tu che luce assumi e abisso al bordo di questa carne
Che cade ai miei piedi come una vecchia ferita

Tu che in selve d'errori vai perduta

Supponi che nel mio silenzio viva un'oscura rosa senza scampo né lotta.

Juan Larrea

Trad. genseki