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venerdì, novembre 06, 2009

Nicola Cusano III

Dell'apice della teoria parte III

Le altre parti si possono leggere cliccando su Nicola Cusano in fondo a questo post.

genseki

Pietro

Vedo le cose che dicesti, sebbene superino le mie capacità. Infatti che cosa potrebbe saziare il desiderio della mente se non il potere stesso, il potere di ogni potere senza il quale nulla si può? Infatti se qualcosa potesse essere senza il potere stesso in che modo lo potrebbe senza potere? E se senza potere non potrebbe, così dal potere stess avrebbe ciò che può.

Non si sazia la mente se non comprende ciò di cui nulla è migliore. E questo non può essere che il potere stesso, cioè il potere di ogni potere. Vedi bene dunque che solo il potere stesso è ciò che da ogni mente è cercato, il principio del desiderio mentale, poiché di cui nulla vien prima, e il fine di quel desiderio mentale, nulla oltre il potere stesso potendo essere desiderato.

Il Cardinale.

Ottimamente. Vedi ora Pietro, quanto ti giova la consuetudine dei colloqui e la lettura dei miei opuscoli, affinché tu mi comprenda meglio. E non dubito che tu vedrai intorno al potere stesso quelle stesse cose che io vedo non appena vi applicherai la mente. Infatti presupponendo ogni domanda intorno al “può” il potere stesso non vi si può opporre nessun dubbio; nessun dubbio infatti sfiora il potere stesso.

Chi infatti si domandasse se il potere stesso sia, subito, non appena vi riflettesse, vedrebbe che la domanda non è pertinente, non potendo senza potere cercare il potere stesso. Meno ancora si può ricercare se il potere stesso sia questo o quello, giacché il potere stesso presuppone e il poter essere e il poter essere questo e quello. Così il potere stesso precede ogni dubbio che possa sorgere. Non vi è infatti nulla di più certo di quello, dal momento che il dubbio stesso non può che presupporlo, né alcunché più sufficiente o più perfetto quello può essere trovato. Così nulla può esservi aggiunto né tolto o sottratto.


Trad genseki

lunedì, settembre 28, 2009

Nicola Cusano

Dell'apice della teoria
Parte II

Il Cardinale

E che cosa diresti se ancora ti domandassi, essendo il potere di tutte queste origini quasi inesplicabile, da dove tale potere tragga la sua virtù? Non risponderesti forse, che le trae da quel potere assoluto e non contratto, quasi onnipotente, di cui nulla havvi che di più potente possa essere percepito o immaginato o compreso, essendo il potere di ogni potere, del quale nulla può essere più perfetto né più primo, giacché se non esistesse nulla certo potrebbe permanere?

Pietro

Direi proprio così.

Il Cardinale

Questo potere è la quiddità e l’ipostasi, nella cui potestà tutte le cose che sono e quelle che non sono sono necessariamente contenute. Non diresti che queste cose devono essere affermate in questo modo?

Pietro

Direi proprio così.

Il Cardinale

Il potere dunque di questo che è nominato attraverso i suoi santi luce non sensibile o razionale intellegibile, ma luce di tutte le cose che possono illuminare, poiché nulla può essere più luminoso dello stesso potere né più chiaro, né più bello.

Guarda dunque alla luce sensibile senza la quale non può esservi visione sensibile, e presta attenzione a come in ogni colore e in ogni cosa visibile non vi è altra ipostasi che la luce variamente in vari modi apparente nei colori, e che, una volta sottratta la luce né colore, né visibile, ne visto può restare. Invero, la chiarezza della luce, come è in se stessa, supera la potenza visiva. Non appare dunque qual è, ma si manifesta nelle cose visibili, in alcune più chiaramente, in altre più oscuramente.. E quanto più il visibile manifesta chiaramente la luce tanto più è nobile e bello. La luce, invero, moltiplica e fa eccellere la chiarità di tutte le cose visibili. E la luce non si manifesta nelle cose visibili, come se si rivelasse visibile, più di quanto non si rivelerebbe invisibile, quando la sua chiarità non potesse essere contenuta nelle cose visibili. Chi infatti vede la chiarezza invisibil della luce nelle cose vibili, vede con più verità la luc medesima? Lo comprendi?

Pietro

Tanto più facilmente avendolo già udito da te più volte.

Il Cardinale.

Passiamo allora dalle cose sensibili alle intellegibili. Riconduci il potere della luce al potere semplicemente o allo stesso potere assoluto e l’essere del colore all’essere semplice. Infatti, l’essere semplice è solamente visibile alla mente così come l’essere del colore è visto dal senso. Esamina qindi che cossa la mente veda nei vari enti che non sono altro che ciò che possono essere e che possono avere soltanto ciò che hanno dal potere stesso. Non vedrai così vari enti se non come vari modi di apparizione del medesimo potere; la quiddità non può essere varia, poiché è lo stesso potere variamente apparente. E in tutte le cose che sono, vivono o comprendono non si può scorgere nient’altro che il potere stesso, di cui il poter esser, il poter vivere e il poter comprendere sono manifestazioni. Cos’altro, infati, si può vedere in ogni potenza se non il potere di ogni potenza? Tuttavia il potere stesso non può essere contenuto in tutte le potenze di essere o di conoscere qual esso è in modo perfettissimo, ma in quelle apparein una più potente che in un’altra; più potente nel potere intellettuale che in quello sensibile tanto quanto l’intelletto è più potente del senso. Ma in sé tuttavia il potere stesso, sopra ogni potenza cognitiva, per mezzo del potere intellegibile, appare tanto più vero quando sembra superare ogni forza il potere della capacità intellegibile. L’intelletto comprende quello che contiene. Quando quindi la mente vede nel suo potere il potere stesso non lo può contenere per la sua eccellenza, allora, allora vede ciò che va oltre la sua propria capacità di vedere, come il fanciullo vede una quantità di pietre maggiore di quella che la forza della sua potenza potrebbe portare. Il potere di vedere della mente supera quindi quello di comprendere.

Quindi la semplice visione della mente non è una visione che comprende, ma dalla visione che comprende si innalza fino a vedere l’incomprensibile. Così, vedendo uno in modo da comprendere più di un altro si eleva fino a vedere ciò di cui non può essere visto niente di maggiore. E questo è l’infinito maggiore di ogni misurabile o comprensibile. E questo poter vedere della mente oltre ogni virtù comprensibile e ogni potenza è il supremo potere della mente in cui il potere medesimo massimamente si manifesta; e non ha termine che non sia il potere stesso. Infatti il poter vedere è così corrispondente allo stesso potere che la mente può figurarsi ciò a cui tende; così come il viandante prevede la fine del suo viaggio per potersi dirigere alla meta dasiderata. La mente, quindi, se non potesse scorgere da lontano la meta della sua quiete e del desiderio e della letizia sua e della felicità come potrebbe darsi da fare per comprendere? Giustamente l’Apostolo ammoniva quindi che dobbiamo correre per comprendere. Raccogli dunque tutte queste cose e vedi che tutto è ordinato al fine che la mente possa correre verso il potere stesso che scorge da lontano e possa comprendere meglio che può l’incomprensibile; poiché soltanto il potere può, apparendo nella gloria della sua maestà saziare il desiderio della mente. Esso infatti è ciò che essa cerca.

Comprendi le cose che dissi.



trad genseki

sabato, settembre 19, 2009

Nicola Cusano


Si tratta della traduzione della prima parte dell'opera "De Apice Theoriae del Cusano. Il Cardinale è ovviamente lo stesso Cusano, Pietro il suo fedele segretario Pietro di Erkelez.

Dell'apice della teoria
Parte I

Pietro

Mi sembra che tu sia stato rapito un profonda meditazione per alcuni giorni sicché temetti di esserti molesto se ti avessi domandato qualcosa su quello che ti succedeva. Ora, siccome ti vedo meno concentrato e quasi lieto come se avessi scoperto qualche cosa di importante, mi perdonerai, spero, se ti farò più domande del solito.

Il Cardinale

Ne sarò lieto. Infatti mi sono speso meravigliato del tuo silenzio, soprattutto perché mi hai udito parlare molto, in quattordici anni, sia in pubblico che in privato di quello che ho trovato con lo studio e hai raccolto in opuscoli le molte cose che scrissi.
E così ora che per dono di Dioe per il mio ministero sei giunto allo sato sacerdotale, è giunto il tempo per te di cominciare a parlare e ad interrogare.

Pietro

Mi vergogno della mia goffagine. Tuttavia chiedo alla tua pietà di essere edotto di che cosa di nuovo ti giunse in questa meditazione pasquale. Credevo che tu perfezionassi tutta tua speculazione ce hai illustrato in tanti diversi tuoi manoscritti.

Il Cardinale

Se l’apostolo Paolo nonostante sia stato rapito fino al terzo Cielo non comprese tuttavia l’incomprensibile, nessuno mai, neppure il più grande, sarà saziato di tutta la comprensione anche se sempre insista per meglio compredere.

Pietro

Che cosa cerchi?

Il Cardinale

Dici bene.

Pietro

Ti interrogo e tu mi deridi. Quando ti domando che cosa cerchi, tu dici “dici bene”, e io non dico niente, ma chiedo.

Il Cardinale

Quando hai detto “che cosa cerchi” hai detto bene, perché il che cosa io cerco. Chiunque cerca ciò che cerca. Se infatti non cercasse qualche cosa o ciò sarebbe come se non cercasse. Io dunque, come tutti gli studiosi, cerco ciò, perché ben voglio sapere che cosa sia ciò ovvero la quiddità che tanto è cercata.

Pietro

Pensi che si possa trovarla?

Il Cardinale

Senz’altro. Infatti lo sforzo che compete a tutti gli studiosi non è vano.

Pietro

Se fino ad ora nessuno ha trovato ciò, tu cercherai di superare tutti?

Il Cardinale


Ritengo che molti in qualche modo lo abbiano visto e descrtto in parole. Infatti la quiddità che sempre è cercata, è stata e sarà cercata, se fosse del tutto ignota, in che modo potrebbe essere conosciuta, se anche una volta trovata rimanesse sconosciuta? Infatti diceva un certo sapiente che essa è vista da tutti anche dai più lontani.

Quindi essendomi sembrato per molti anni che sia necessario cercarla oltre ogni potenza cognitiva, oltre ogni varietà e opposizione non considerai che la quiddità è in sé sussistente, sussistenza invariabile di tutte le sostanze; e perciò non moltiplicabile, moltilicabile e non altra e altra quiddità degli altri enti, ma la medesima ipostasi di tutti. Poi vidi che era necessario che dicessi che la stessa possa essere l’ipostasi o la sussistenza di tutte le cose. E poiché può essere senza lo stesso potere non potrebbe essere. Come potrebbe infatti senza potere? Quindi lo stesso potere, senza il quale nulla può essere qualche cosa è ciò di cui non può esservi nulla di più sussistente. Perciò è esso ciò che si cerca. Proprio a questa teoria mi sono dedicato in queste festività con grande diletto.

Pietro

Mi sembra, in verità, che tu dica che senza potere nulla possa essere, e che senza quiddità non vi è alcunché, quindi parmi che la quiddità sia il potere stesso. Ma mi meraviglio, poiché già prima hai detto molte cose del potere e le hai spiegate nel trialogo, che questo non basti.


Vedrai che al di sotto dello stesso potere, di cui nulla può essere più potente né prima né migliore, è di gran lunga meglio nominare quello, senza il quale nulla può essere, né vivere, ne comprendere piuttosto che qualche altro vocabolo. Se infatti può essere nominato in ogni modo il potere stesso, del quale nulla può essere più perfetto, esso stesso lo nominerà nel modo migliore. Infatti non credo che si possa dargli un nome più chiaro, più vero o più facile.

Pietro

Come puoi chiamarlo facile, quando credo che non vi sia nulla di più difficile di quello che sempre è cercato e mai trovato completamente?

Il Cardinale

La verità quanto più è chiara tanto più è facile. Io ritenevo che la si trovasse meglio in un poco di oscurità. Grande è la potenza della verità nella quale brilla intensamente lo stesso potere. Essa infatti grida nelle piazze, come hai letto nel libretto “De Idiota”. Certamente essa è ben facile da trovarsi.
Quale bambino o adolescente ignora lo stesso potere, quando dice che può mangiare, correre o parlare? E non vi è nessuno dotato di una mente che sia a tal punto ignaro da non sapere anche senza maestro che nulla e se non può essere e che senza potere nulla può essere, avere, fare o subire. Quale adolescente, interrogato se possa portare una pietra, avendo risposto che lo può, ulteriormente interrogato se lo potrebbe senza poterlo non risponderebbe giammai? Egli giudicherebbe assurda e superflua tale domanda, come se nessuno sano di mente potesse dubitare di aver fatto o di fare qualche cosa senza poterlo. Ogni potente presuppone il potere come necessario e nulla può essere senza che esso sia presupposto e che cosa diresti se ancora ti domandassi, essendo il potere di tutte queste origini quasi inesplicabile, da dove tale potere tragga la sua virtù? Non risponderesti forse, che le trae da quel potere assoluto e non contratto, quasi onnipotente, di cui nulla havvi che di più potente possa essere percepito o immaginato o compreso, essendo
Se infatti qualche cosa può essere nota nulla è più noto proprio del potere. Se qualche cosa può essere facile, nulla è più facile proprio del potere, se qualche cosa può essere certo nulla è più certo dello stesso potere. Così nulla è più primo, né glorioso, né forte, né solido né sostanziale e così di tutte le cose. Mancando infatti il potere stesso nulla vi può essere di buono né di qualunque altra cosa che possa essere.

Pietro

Nulla vedo di più sicuro e ritengo che nessuno possa ignorare la verità di queste.

Il Cardinale

C’è solo attenzione tra te e me. Infatti, se ti interrogassi su che cosa scorgi in tutti i posteri di Adamo che furono, che sono e che saranno, anche se fossero infiniti, non risponderesti forse subito che non vi scorgi altro che il potere paterno del primo genitore?

Pietro

E’ certamente così

Il Cardinale

E se vi aggiungessi, che cosa scorgi nei leoni, e aquile e ogni specie di animali, non risponderesti forse allo stesso modo?

Pietro

Di sicuro non in modo diverso.

Trad. genseki