Wednesday, October 17, 2007

L'Arcano dello Stupore



"Dico dunque che, passando il mar Maggior, me en andai in Trebisonda, anticamente chiamata Ponto Eusino. Questa terra è molto ben situata de è porto e quasi scala di Persiani, di Medi e di tutti quelli che sono di là dal mare. Qui vidi cosa che molto mi piacque: eravi un uomo qual menava seco più di quattromila pernici, de esso camminava a piedi per terra, e quelle lo seguivano volando per l'aere; e se en aandavano a un certo castello chiamato Zanga, , lontano da Trebisonda tre giornate. Queste pernici erano di tal sorte che volendo il dito uomo riposarsi, tutte, a guisa de polli, intorno a lui si acconciavano; e così le conduceva in Trebisonda, sino al palazzo dell'imperatore, ove egli eleggeva quante ad piacevano, e l'altre menava da novo al loco di dove prima l'aveva tolte".

Odorico da Pordenone
da “Navigazioni e viaggi” di Giovan Battista Ramusio


Con queste parole inizia il resoconto del viaggio in Cina che il Beato Odorico da Pordenone compì dal 1314 al 1330 con propositi di evangelizzazione.
Inizia il viaggio con questa immaggine di meraviglia e di leggerezza: un gregge volante che segue un pastore pedestre.
Ingenua meraviglia e allegra leggerezza, la leggerezza del viaggiatore che affronta l'ignoto che si segue il cammino senza bagaglio e senza beni si riflette in questo confuso frullo di ali.
Il Pastore del gregge Volante è il simbolo della vicenda terrena del Beato Odorico, sotto questo segno, che varrebbe la pena di essere rappresentato in un arcano maggiore di un nuovo Tarocco, viene a svolgersi la sua avventura nell'universo dello stupore.
Il tarocco potrebbe mostrare il pastore con una veste azzurra e pantaloni azzurri con una verghetta gialla nella mano sinistra e nella destra una fune alla quale sono legate altre funicelle che terminano nei collari fissati al collo delle pernici, il gregge delle pernici potrebbe essere asimmettrico con tre uccelli alla destra del pastore e sette alla sinistra, numeri e posizioni evidentemente simbolici.
Le pernici nere e verdi con ali goffamente spiegate su un cielo cobalto.
Questa arcano potrebbe avere come titolo: il limite.
Il limite tra il nostro mondo e il mondo dello stupore e quello della meraviglia: il mondo in cui i buoi sono divinitá, i pesci vengono spontaneamente alla spiaggia per farsi pescare, i figli si mangiano i padri per orrore della putrefazione, il mondo dove si puó incontrare il lago formato dalle lacrime di Adamo e Eva piangenti il figliuol loro Abele, dove dentro i meloni, come fossero uova vegetali nascono agnelli.
E il buon Odorico si appresta a varcare questo limite senza però potersi separare dai suoi preconcetti, dalle sue convinzioni, dalle sue opininioi, in una parola dalla sua cultura, che anche se non gli servono piú da guida, continuano, tuttavia a frullargli nel cervello, non gli indicano il cammino ma lo seguono svolazzando come un gregge di pernici segue il suo pastore.
Con questa immagine, sulla soglia dell'avventura, Odorico rappresenta se stesso nell'atto di prepararsi a varcarla e insegna al lettore come deve porsi davanti all'avventura dell'esplorazione del testo nato dallo stupore, a tutti noi insegna a varcare la soglia della meraviglia.
genseki

Tuesday, October 16, 2007

 
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Dialettiche



In ogni attimo della storia in fieri c'è lotta tra razionale e irrazionale, inteso per irrazionale ciò che non trionferá in ultima analisi, non diventerá mai storia effettuale, ma che in realtá è razionale anch'esso perché è necessariamente legato al razionale, en è un momento imprescindibile; che nella storia, se trionfa sempre il generale, anche il “particulare” lotta per imporsi e in ultima analisi si impone anch'esso in quanto determina un certo sviluppo del genere e non un altro.
Gramsci
Quaderno II
p. 690

Questo passo di Gramsci si intende solo all'interno di una concezione precisa del tempo. Una concezione in cui il tempo è lineare e finito.
Se pensiamo ad una dimensione circolare del tempo risulta, infatti, difficile parlare di trionfo in termini storici, in quanto qualsiasi cosa si affermi in questa particolare struttura temporale è destinata a rivolgersi nel suo contrario.
Anche in un tempo concepito come infinito non puó trionfare proprio nulla in quanto qualsiasi avvenimento storico, sarebbe solo un punto senza dimensioni, senza significato particolare che non sia il fare parte di una catena di successioni.
Il tempo in cui si muove il pensiero di Gramsci è dunque un tempo lineare e finito.
Solo un tempo finito puó essere storico cioé adeguato all'essente che è naturalmente finito, adeguato all'uomo che anche considerato come specie è sempre, inesorabilmente imprigionato nel finito.
La storia è quindi concepibile solo come finita, perché solo se finita puó essere umana, puó essere la storia dell'uomo, se no si tratterá di "historia naturalis" o di teostoria.
È la certezza della fine della storia che rende la storia “storica”
Si tratta peró di un finito che non finisce mai; la storia è finita in quanto comporta un numero inifinito di fini (o di trionfi).
Oppure si puó pensare a un tempo finito a cui manca sempre una parte per finire come nel paradosso di Zenone la freccia non puó raggiungere il bersaglio, proprio allo stesso modo la storia non può raggiungere la sua fine, c'è sempre un frammento di tempo ancora da trascorrere.
In questo tempo che lascia sempre un resto si fa possibile la storia, la storia dell'uomo.
Eppure non é proprio la dialettica con il suo movimento avvolgente che pare suggerire un'altra forma del tempo?
Razionale e irrazionale, generale e particolare sono due elementi della dialettica la cui sintesi é il superamento-assunzione di entrambi.
Quindi non si può parlare di un movimento del tempo che va dal particolare al generale in linea retta, ma piuttosto di due movimenti a spirale che si avvolgono l'uno con l'altro.
Il tempo della dialettica non sembra essere un tempo lineare. Il tempo del particolare non é solo precedente al tempo del generale ma è anche contemporaneo e successivo ad esso.
La concezione del tempo che è sottesa a questo brano di Gramsci è una concezione cristiana piuttosto che dialettica; si tratta di un tempo che si estende da una origine ad una fine (creazione e giudizio) Il trionfo del generale e del razionale stanno al posto della “parousia” e com ella “parousia” la loro realizzazione si trova sempre dopo un residuo di tempo che é “sempre” ancora non consumato.
Il tempo della dialettica non va da un cominciamento ad una fine perché il cominciamento è sempre presente nella fine e la fine è già tutta nel principio.
La tensione che innerva questo frammento di Gramsci e forse tutto il suo pensiero è proprio in questa contraddizione tra procedere dialettico e fondamento cristiano.
genseki

Saturday, October 13, 2007

La Cattedrale IV

La fortezza, l'armatura


La cattedrale è paragonata da Huysmans a una fortezza e persino all'armatura di un cavaliere di quelle crociate predicate da S. Bernardo proprio nella Cattedrale di Chartres.
Si tratta, in effetti, della “Lorica” l'armatura magica fatta di orazioni, di formule espiatorie che dovrebbero proteggere il cristianp che se en serve. La cattedrale è una “Lorica” i cui simboli non sono più segni verbali ma segni di pietra, segni architetturali.

"Egli ritornò a casa per mangiare qualche cosa, e abbracciando con un ultimo colpo d'occhio, la chiesa ammirevole, ricapitolava i simulacri guerrieri de suo aspetto: le forme di scudo dei rosoni, di lame di spada dei vetri, di caschi ed elmi delle ogive, la simiglianza di certe vetrate grigie intessute di piombo con le camicie tessute di ferro dei combattenti, e da fuori, contemplando uno dei due campanili tagliati a lamelle, come una pigna, come una cotta di maglia, si diceva che davvero era come se quegli “albergatori di Dio” avessero preso in prestito gli arnesi bellicosi dei cavalieri e avessero voluto perpetuare così il ricordo delle loro imprese, rappresentando ovunque l'immagine ingradita delle armi di cui si cinsero i crociati quando si imbarcarono per partire alla riconquista del Santo-Sepolcro".

Il Battello

La barca, il battello sono stati impiegati come immagini della chiesa nel corso di tutto il Medioevo. Un esempio classico si trova nella “Navigatio Brandani” ancora una volta si trattava di un simbolo volto a rappresentare la chiesa intesa come comunitá di credenti al quale Huysmans sovrappone l'immagine della chiesa come edificio di pietra in una metaforizzazione regressiva..
Il riferimento ai vascelli crociati è, naturalmente soltanto letterario e privo di riferimenti storici seri.

“L'interno stesso della basilica sembrava esprimere, nel suo insieme, la stessa idea e completare cosí le immagini simboliche dei particolari, inarcando la sua navata, la cui volta a forma di fondo di barca imitava la chiglia rovesciata di un battello, ricordava lo scafo delle navi che si dirigevano verso la Palestina".

La Cattedrale Antropomorfa

L'ultima immagine che ritroviamo nel I capitolo è molto forte nel suo antropomorfismo simbolico.

“Solo la cattedrale vegliava sulla città indifferente, implorava perdono per le sofferenze non accettate, per l'inerzia della fede che dimostravano ora i suoi figli, tendendo al cielo le sue due torri come due braccia, che simulavano con la forma dei campanili le due mani giunte, le dieci dita diritte, strette le une alle altre, in quel gesto che i cretaori di immagini di un tempo davano ai santi e ai guerrieri morti scolpiti sulle tombe".

La cattedrale e il Cristo morto

Il simbolo piú violento per l'immaginazione è quello per cui si vede nel corpo di pietra della cattedrale, la rappresentazione del corpo del Cristo morto, o meglio, la rappresentazione del Cristo morente, nel momento di esalare il suo ultimo respiro. La pietra, ció che vi è di piú lontano dalla vita nell'euniverso è piegata a rappresentare il brivido dell'uomo-dio agonizzante.
È un brivido quasi impercettibile, che si trasmette attraverso i secoli, le etá, cristallizzato e, tuttavia attivo.
La teologia sottolinea come la chiesa sia il corpo di Cristo in quanto comunitá di credenti. Con un gesto di rara violenza iconica Huysmans ritorna alla confusione de bambini e degli incolti tra la Chiesa come corpo collettivo dei credenti e la chiesa come corpo fisico per unificare le due immagini in quella definitiva della chiesa come corpo di Cristo, Huysmans impiega il “corpo” come perno e crea l'equazione vertiginosa: Cattedrale=chiesa=Cristo; ma qui non si tratta del Cristo vincitore della morte, al contrario, di un Cristo agonizzante che coinvolge tutta quanta la creazione nella propria agonia, persino le pietre in un unico, immenso, spaventevole brivido.

“Gesù è morto: il suo cranio è l'altare, le sue braccia distese son le due ali del transetto le sue mani trafitte sono le porte; le sue gambe le navate in cui ci troviamo e i suoipied perforati il portone da cui siamo appena entrati. Considerate, ora la sistematica deviazione dell'asse della chiesa; iimita l'atteggiamento del corpo abbandonato sul legno del supplizio, e, in certe cattedrali, come quella di Reims, l'esiguitá, la strozzatura del santuario e del coro in relazione alla navata, simula ancora meglio il capo e il collo di quell'uomo piegati sulla spalla dopo aver reso l'anima".

*

"Fino ad ora abbiamo esaminato soltanto l'immagine del Cristo, immobile, morto, nelle nostre navate; ora voglio discorrere di un caso meno comune, di una chiesa che non raffiguri piú soltanto i contorni del cadavere divino, bensí la figura del suo corpo ancora vivo, di una chiesa dotata di una specie di apparenza di mobilitá, che cerca di muoversi con Gesù sulla croce.
Sembra,infatti, un dato ormai acquisito che certi architetti abbiano voluto rappresentare, nella struttura dei templi che edificarono, le condizioni di un organismo umano, scimmiottare il movimento dell'essere che si inclina, animare, per dirlo con una parola sola, la pietra. Questo tentativo è stato fatti nella chiesa abbaziale di Preuilly-sur-Claise, in Turenna. La pianta e le fotoincisioni di questa basilica illustrano un libro interessante che vi presteró e il cui autore, Don Picardat, è il parroco stesso della chiesa, Potrete allora riconoscere con facilitá che l'aspetto di questo santuario è quello di un corpo
che si tende in diagonale, che si dispiega tutto da un lato e che si inclina. Questo corpo si muove per lo spostamento voluto dell'asse la cui curva comincia con la prima trabeazione e va via via sviluppandosi, attraverso le navate dal coro e dall'abside fino al capitolo con il quale si fonde, approrpiandosi co`s dell'aspetto di una testa ciondolante.
Meglio cha a Chartres, che a Reims, che a Rouen, l'umile edifcio che eressero alcuni benedettini i cui nomi sono ignorati, dipinge, con l'andamento a serpeggiante delle sue linee, la fuga delle sue colonne, l'obliquitá delle sue volte, la figura allegorica di Nostro Signore sulla croce. In tutte le altre chiese, però, gli architetti hanno imitato, in qualche modo, la rigiditá cadaverica, il capo reclinato per il trapasso, mentre a Preuilly i monaci hanno
fissato questo indimenticabile momento che trascorre, nel Vangelo di san Giovanni tra il “Sitio” e il “Consommatum est”.
La vecchia chiesa di turenna è dunque l'effige di Gesù crocifisso ma ancora vivo".
A cura di genseki