Monday, May 08, 2017


DAVID MARIA TUROLDO

Signore, hai mai desiderato morire?
Sai cosa vuol dire: non farcela più,
perché il male è troppo grande, e amaro,
da renderci tanto infelici?
Dice un midrash antico che a volte
tu fai, a sera, delle nostre preghiere
un tappeto disteso nel cielo
e sopra tu pure ti prostri e preghi,
e questa sarebbe la tua preghiera:
- Di tanto male vi chiedo perdono, uomini…
Pensa al tuo popolo in mezzo al deserto:
- Fossimo morti per mano del Signore
in terra d’Egitto - per tua mano, Dio,
amante della vita!
E Giobbe a gridare:
- Perché le porte del grembo non chiuse?
Perché la pena ai miei occhi non nascose? -
Anche Cristo tentato di morire:
- Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù…-
anche lui sudando sangue, gridava:
- Padre, Padre, se è possibile …. -
Oh, le preghiere che salgono da tutti i deserti
dopo questo andare, e andare …
Come sono le preghiere di queste moltitudini
di braccianti, di deportati, di torturati, di uccisi?
Anche di te noi abbiamo pietà,
perché devi avere il cuore che scoppia,
e le notti che certo piangi per noi …
fino a farti pane, nostro cibo,
e a dirci: – Mangiate, alzatevi
che lungo è ancora il cammino. -
E noi andiamo ancora,
forti del tuo cibo;
solo perché tu ci ami
e noi ti amiamo,

Thursday, February 23, 2017

Altre tre poesie di Pierre Reverdy

Oltre misura

Il mondo è la mia prigione
Se sono lontano da ció che amo
Non siete poi cossi lontane sbarre dell'orizzonte
L'amore la libertá nel cielo troppo vuoto
Sulla terra screpolata di doori
Un viso illumina e riscalda le cose dure
Che facevano parte della morte
A partire da questo volto
Da questi gesti da questa voce
Sono solo io che parlo
Il mio cuore che risuona e che batte
Uno schermo di fuoco tenero abat-jour
Tra i muri familiari della notte
Cerchio incantato di false solitudini
Fascio di riflessi luminosi
Rimpianti
Tutti questi brandelli di tempo cretpitano nel focolare
Ancora una mappa che i strappa
Un atto che manca all'appello
resta poco da prendere
In un moribondo

*

Sentiero seepeggiante

C'è un terribile grigio di polvere nel tempo
Un vento del sud dalle ali forti
Gli echi sordi dell'acqua nella sera che naufraga
E nella notte umida che sgorga dal tornante
Voci rugose che si lamentano
Un gusto di cenere sulla lingua
Un rumore d'rgano sui sentieri
La nave del cuore che becchegggia
Tutti i disastri del mestiere
Quando i fuochi del deserto si spengono uno a uno
Quando gli occhi sono madidi
Come ciuffi d'erba
Quando la rugiada scende a piedi nudi sulle foglie

Al mattino appena alzato
Qualcuno cerca
Un indirizzo perduto sul sentiero nascosto
Gli astri senza ruggine e i fiori precipitano
Attraverso i rami spezzati
E il ruscello scuro secca le sue labbra molli appena schiuse

Quando il passo del marciatore sul quadrante che conta
Regola il movimento e spinge l'orizzonte
Tutti i gridi sono passati tutti i tempi si incontrano
E io cammino verso il cielo con gli occhi nei raggi
C'è rumore per niente e nomi nella mia testa
Volti vivi
Tutto quello che è successo nel mondo
E questa festa
Dove ho perso tempo

Trad. genseki




Wednesday, February 22, 2017

Tre poesie di Pierre Reverdy

La lampada

Il vento nero che torceva i tendaggi non poteva
Sollevare i fogli né spegnere la lampada.
Sembrava che qualcuno otesse entrare in una corrente di polvere.
Tra la porta aperta e la finestra
Che batte – nessuno
Eppure sulla tavola
Scossa un bagliore si agita in questa stanza vuota.


*

Il salvatore della realtá

Camminava su un piede senza sapere dove avrebbe posata l'altro, Alla svolta della strada il vento spazzava via la polvere e la sua bocca avida inghiottiva tutto lo spazio.
Si mise a correre sperando di prendere il volo da un momento all'altro, ma al bordo del ruscello il selciato era umido e le su braccia che battevano l'aria non poterono trattenerlo. Nella sua caduta comprese che era piú pesante del sogno che lo animava e amó, in seguito, il peso che l'aveva fatto cadere.

*

Il temporale

La finestra
Un buco vivo in cui urta il fulmine
Pieno di impazienza
Il rumore ha oltrepassato il silenzio
Non si capisce piú se è notte
La casa trema
Che mistero
Tacerá la voce che canta
Eravamo piú vicini
Di sotto
Chi cerca
Piú grande di quello che cerca
Tutto qua
Suolo
Sotto il chelo aperto
Scisso
Un fulmine a cui il fiato è restato

Sospeso.

Trad. genseki

Monday, February 20, 2017

Pierre Reverdy

Tardi nella vita

Sono duro
Sono tenero
Ho perduto il mio tempo
Sognando senza dormire
Dovunque son passato
Ho trovato la mia assenza
Non sono in nessun luogo
Eccettuato nel nulla
Al sommo delle mie viscere
Ove il fulmine torppo spesso ha colpito
È agganciato un cuore sul quale ogni parola
Ha intagliato il suo segno
E da cui la mia vita

Gocciola ad ogni scossa.

*

Trad. genseki

Saturday, January 14, 2017

René Char

Ne cherchez pas dans la montagne; mais si à quelque kilomètres de là, dans les gorges d'Oppedette vous rencontrez la foudre au visage d'écolier, alle à elle et souriez-lui car elle doit avoir faim, faim d'amitié

Affres, détonation, silence


*

Marta

Marta di cui questi vecchi muri non possono appropriars, fontana in cui si contempla la mia monarcia solitaria, come mai potrei dimenticarti per non dovermi ricordare di te; tu sei il presente che si accumula. Ci uniremo senza dover avvicinarci, prevederci, come due papaveri formano nell'amore un'anemone gigante. Non entreró nel tuo cuore per limitarne la memoria. Non tratteró la tua bocca per impedire che si schiuda sull'aria celeste e la sete di partenza. Voglio essere per te la libertá e il vento che varca la soglia di sempre prima che la notte divenga introvabile.

Penombra

Mi trovavo in una di quelle foreste dove il sole non penetra mai, ma di notte occhieggiano le stelle. Quel luogo aveva il permesso di esistere soltanto perché l'inquisizione degli Stati lo aveva trascurato.
Le servitú abbandonate sottolineano il loro disprezzo.
L'ossessione di castigare mi era stata ritirata ...


Le Thor

Nel sentiero delle erbe addormentate, ci stupivamo da bambini, che la notte si arrischiasse a passare, le vespe non andavano piú verso i romi e gli uccelli sui rami. L'acqua apriva agli ospiti del mattino la sua turbolenta immensitá. Erano filamenti d'ali, tentazioni di gridare, piroette tra luci e traspaenze. Le Thor si esaltava sulla lira delle sue pietre. Si scorgeva il Monte Ventoux, lo specchio delle aquile. Sul sentiero delle erbe addormentate, la chimera di un'etá perduta sorrideva alle nostre giovani lacrime.

Matita del prigioniero

Un amore la cui bocca è un mazzetto di nebbie
Si schiude e sparisce
Un cacciatore lo seguirá una sentinella verrá a saperlo.

Un uccello

Un uccello canta su un filo
La vita semplice, a fior di terra
Il nostro inferno si allegra
Poi il vento comincia a soffiare
Le stelle se ne accorgono
Ah! che folli a percorrere
Una fatalitá cosí profonda.

*

Trad, genseki