giovedì, aprile 27, 2023

L'urlo


L’invasione del nulla, la sua manifestazione come angoscia assoluta, sta oltre il linguaggio. Il linguaggio è un rito di protezione contro questa irruzione, una rete fragile e illusoria a cui aggrapparsi nella vertigine. È l’indicibile, l’inconoscibile che si manifesta scuotendo il corpo fino nelle fibre più intime. Il linguaggio, la parola esiste come forma del senso, del significato, l’angoscia assoluta consuma fino in fondo il significato. È terribile la sua forza e l’anima è ricondotta all’urlo, forse la sua essenza primordiale. L’anima è all’origine l’urlo che scaturisce dal nulla.

Eppure da questo naufragio, da questa devastante periodica scossa che irrompe nella coscienza può sgorgare una luce flebile e abbagliante allo steso tempo: l’anima sperimenta questo annientamento e quindi è posta contro il nulla, non soccombe ad esso ma lo assume, lo trasforma in vertigine e paura e infine in urlo: Eli Eli… Da questo punto si può ricominciare  laboriosamente a sperare.

martedì, aprile 25, 2023

Claudia




Qual è il segreto di Claudia, quale il suo destino? Qual è la ragione del nostro incontro così assolutamente improbabile come padre e figlia? Lei romena abbandonata, io italiano smarrito in queste terre dove l’Europa si confonde con l’Africa, tra ciuffi di palme e agrumeti sterminati.

Ê stata la sua malattia ciò che mi ha spinto ad adottarla? Non so. Era una bambina magica che sapeva giocare con la paglia e nella paglia vedeva cascate di luce. Quando la conobbi giocava a gettare manciate di paglia in aria e guardava i frammenti di steli ricadere come un nevicata d’oro. Fu in una delle grandi foreste attorno a Blois. Ci nascondevamo nei cespugli per spiare i cervi che scendevano verso un piccolo lago tra i carpini. Poi costruimmo una capanna di frasche Aveva fame di vita Claudia, ed una condanna a morte. Pochi mesi di vita, dicevano gli oncologi. Ora ha ventisei anni. Tanti anni di lotta accanita per vivere, per godere della vita in tutta la sua pienezza nonostante il dolore, la paura, il rifiuto dei suoi coetanei che non possono sopportare il suo sguardo così intenso i suoi gesti lenti di una tenerezza infantile, la sua ingenuità e la sua fiducia.

La bellezza di Claudia è qualche cosa che non merito, che non ho meritato. È una bellezza che fiorisce dalla fragilità ed è fatta di Fede e di tenacia. Di preghiera e di lotta.

Claudia vuole vivere e lotta quotidianamente per vivere, per amare, per essere lieta e compartire con gli altri la letizia conquistata a caro prezzo.

Una lotta la sua che non tradisce sforzo né fatica; una lotta che è una celebrazione. È così bello starle accanto. Ê un dono e uno strazio.

lunedì, aprile 24, 2023

Ibn Mardanis



Il Cristo gigantesco, bianco, apre le braccia sul castello di Ibn Mardanis e abbraccia la città e i suoi orti. Ai suo piedi si stendono come un tappeto gli agrumeti di un verde ancora fresco, fino alle montagne, ai pineti dal manto oscuro che presto si copriranno del triste saio della polvere. Il cielo è una cupola di un azzurro intenso tra cascate di luce che si rilette sulle miriadi di foglioline di aranci e limoni trasformandole in limpide scintille, in chiarissime fiammelle, qua e là ciuffi di palme come guerrieri dalla chioma barbara e ostile sorvegliano questa distesa fragrante di primavera.

La mia anima allora, per pochi istanti, si libera dalla mia stretta e gode di se stessa facendosi trasparente al mondo, puro riflesso della gloria della terra, si svincola dal punto di vista che permanendo in me la inchioda alla limitazione del mio essere io. Allora sono e non sono me stesso, giubilo sentendo che sguscio dalla mia interiorità,  come una mano da un guanto e che la ritrovo fuori di me, fuori del tempo, completamente altra e intima, ancora a me più intima del mio stesso cuore, del mio respiro faticoso ora per l’erta che salgo.

Mi sembra di udire i cavalli di Ibn Mardanis scalpitare fiutando il sangue della conquista.

venerdì, aprile 21, 2023

Pedalare



Pedalo lungo il fiume, tra gli agrumi, sotto un cielo luminoso, pedalo in questo mare di verde, soto i gelsi. Una pedalata dopo l’altra, quesi senza pensare. A cosa posso pensare? Tutto, tutto è passato e questo presente vale se lo colgo nel suo dissolversi. Scompaio e con me scompare questo mondo, questa luce, questo fremito di foglie questo splendore di frutta. Solo in questa istantanea percezione della mia intima impermanenza colgo l’armonia che mi circonda che ne è l’immediato riflesso. Vive con me il mondo in cui vado pedalando, da me proviene questo splendido cielo azzurro, sono mie le chiome appena un po’ più scure dei gelsi, le nubi di moscerini che mi accarezzano il volto quando attraverso una zona ombrosa, e desidero ancora più ombra, desidero lo scrosciare delle acque alpine, l’odore del muschio e dei prati in fiore. Sono dentro e fuori di me il dono a me del mondo, il dono di me al mondo: un intreccio di doni che apre squarci di luce e venti. Cosí accetto la mia dissipazione, nella dissipazione delle vite che in me convivono e alle quali mi apro e che mi danno forma ed alle quali do forma e il nulla che mi rivela a me stesso già non è più timore, non è più minaccia. 

giovedì, aprile 13, 2023

Passeggiata


Passeggio per la città. Il mondo si svolge come uno spazio indefinito aperto nel tempo, entra ed esce dalla mia intimità, entro ed esco dal mio centro che si sviluppa a sua volta nello spazio e nel tempo. La fatica di costruire il senso di ciò che i sensi percepiscono, di definire un percorso tra il fruscio dei passanti, il mormorio dei motori lo stridore delle frenate, le linee di fuga degli edifici, la processione degli occhi e dei fiati, L’opacità delle finestre pesa in modo intermittente sull’anima che vuole cedere, abbandonarsi ad una qualche forma di incoscienza.

Dove dimorare? Dove trovare rifugio? Nell’alternanza di luce e ombra, di nubi e azzurro? Come uscire da questa lotta impari, da questo esercizio che sfianca? Restare desto nella brezza di primavera, nell’eccitazione sottile delle membra, ritirare gli occhi dallo spazio, volgerli al sogno, dirigerli verso il centro dell’intimità che si diluisce ad ogni passo e mi diffonde nell’apparire del mondo, nello sfarinarsi di me stesso, nel fioccare della mia anima come neve su un mondo innevato di luce.

martedì, aprile 11, 2023

Aledo


La torre antica si alza sul limite dell’altipiano a dominare le colline grigie spazzate dal vento, i pineti ancora verdissimi i pioppeti spogli. L’austerità è propria di questa terra, del paesaggio e degli edifici. Eppure un tempo non lontano i fianchi di questi monti spogli e feriti dalle frane erano coperti da querceti secolari, da alberi poderosi e sempreverdi. Lungo il corso del torrente svettano le palme e una striscia di vegetazione opulenta e brillante accompagna la vista fino a una profonda gola di rocce grigie e candide. Triste a valorosa anima della vecchia Castiglia giunge fino a queste terre del sud con obbedienza, semplicità, devozione, silenzio. Il vortice del tempo risucchia l’anima, la trae a un mondo di fermezza nella fede, di fedeltà alla parola, quella di Dio e quella dell’uomo, alle feste, ai fiumi di sangue dei maiali sgozzati, degli agnelli, dei torri fumiganti verso un cielo implacabilmente azzurro. Perduta nella nebbia della menzogna e dell’informazione, l’anima riposa per poche ore in una stasi temporale, assapora alleviata il gusto cinerino del silenzio e della noia, nel lento trascorrere di un tempo cosí prossimo a Dio

Le ali cieche

Luis Rosales

Trad Pietro
….

Chi non soffre brucia,
E voglio dirti, che vi sono occasioni in cui la certezza di vivere diventa tanto
Decisiva
Che ormai non può sostenerti e tu non puoi sostenerla.
Non lo dimenticare,
Amica mia,
Ci sono persone che non sanno che soffrono e persone che non
Sanno soffrire
Proprio come nel mondo vi sono luoghi dove mai ha volato una
Colomba
E tu sai bene che quando sto al tuo fianco non
Smetto mai di guardarti perché ho paura di perderti.
Come, non lo so, non lo so,
Ma ho paura di perderti specialmente adesso che unisci
Il cielo con la terra,
Proprio ora che unisci tutto: la sera, l’insonnia, gli addii,
La neve quando cade,
Non ricordi la sua pena mentre cade?
Non ricordi nemmeno
Che l’amore trema quando è versato per unire due corpi,
Ed è proprio come un gas che concentrandosi diventa liquido?

Morire è come amare,
È un apprendistato progressivo
E assiduo
Ed io ricordo altri tuoi momenti
Ancora più difficili
Quando mi guardavi con occhi ingabbiati,
E il sorriso in villeggiatura sulla bocca,
Ma quando stai sulle tue
L'indecisione finisce per stropicciarti lentamente
Come la carne lebbrosa si stacca dal corpo.

Le ali rimettono all’infanzia,
Questo è chiaro, almeno per ora,
Perché non torni a soffrire
Inventerò per te un’allegria,
Estrarrò
Dovunque sia
Qualche tuo ricordo che possa sostenerti,
E ti vedo bambina,
E ti vedo destarti ogni mattina in un borgo distinto
Tu sola, passeggiando rapidissima
Con le trecce che ti seguono e corrono
Sempre più soccorrevoli
Per non separarsi dal tuo collo e da te,
Ho sentito crescere i tuoi occhi, le tue scarpe,
I tuoi capelli che cercano il mare per navigarlo,
E ho visto il tuo corpo che ti sollevava,
E non potevi gridare
Perché già allora portavi sulle spalle il tuo segreto
Mentre tutti gli abitanti del cielo ti guardavano
Con grande scandalo
Ripetere giaculatorie e contumelie

Diavolo di bambina!
E poi arrivata a casa, come un fiocco di neve che si scioglie
Ti addormentavi con il corpo ben desto
Con il corpo che non la smetteva piè di correre,
E la notte era un ponte spezzato
Nient’altro
Niente di più
Finché prestissimo ti lavavi tuffandoti nell’acqua,
E salivi alla stanza dei tuoi genitori per baciarli, senza scherzi,
E come allora non avevi altra amica che l’aia
Che ti accompagnava a scuola
E quando uscivate in strada,
Era di colpo domenica perche avevate bisogno l’una dell’altra
Ed ella univa il suo smarrimento al tuo,
E ti guardava per vivere
E ti parlava lentamente con parole che rabbrividivano
Con la voce in reverenza mentre camminavate strette strette
Perché ti piaceva avanzare rapida, senza uscire fuori dai limiti del marciapiede,
E non non so come potevate camminare con lo stesso passo
Perché tu sembravi saltellare e lei camminava come se pregasse;
E questa strada l'ho vista molti anni dopo
E l’ho guardata con i tuoi occhi di allora,
E quella strada era un albero con suore tra i rami,
Non dirmi di no,
Non mi interrompere,
Lo so bene che vicino alla scuola la strada era un’altra
E parlava con te un’altra lingua tutta vostra
Ma una volta giunte al corridoio dove vi separavate,
Ti sentivi sfrattata,
E cominciavi a tremare piano piano ma senza sosta
Perché una volta sola vivevi l’intera tua vita
Come se vivessi una premonizione.

E questo è quello che ricordo
Ciò che posso ricordare
Quando torno a guardare i tuoi occhi di bambina per cercare di restituirti qualche cosa,
Una briciola di allegria,
Seguendo il volo di quelle ali cieche.

lunedì, aprile 10, 2023

Vuoto



Dove posso rifugiarmi ormai che ho consumato le illusioni più dolci, le tentazioni? Ho consumato persino l’ansia, la tristezza per la caducità, per l’impermanenza, ho consumato la speranza. Dove posso rifugiarmi adesso.?Vedo la terra rossa, secca screpolata, l’inutile slancio dei rami e delle foglie novelle verso un cielo che non risponde alla loro ingenua offerta con il dono della pioggia. Sono secco, arido anch’io. Nella consumazione dell’attesa del raccolto. Vivo silenziosamente in me l’accettazione di questo mistero doloroso che è lo sfinimento, ê una fragilità luminosa, una nebbia lieve che allevia la vista: tutto è possibile perché tutto è dato ed è sottratto nello stesso istante. La debolezza è uno splendore nuovo, è abbandono necessario. Da questa necessità, che è caduta, vedo, percepisco il mondo, odo lo scorrere del tempo come un sussurro. I ricordi diventano luminosi, i ricordi di quello che ho goduto e di quello che ho sofferto sfumano e allo stesso tempo son tanto vividi. Chiudo gli occhi e vedo gli occhi di Claudia, mi vedo dentro i suoi occhi, il suo sguardo mi svuota di me. Mi rende leggero.

Dove posso rifugiarmi ora? Dove posso accoccolarmi? In quale sogno? In quale mito? In quale arcano?

Forse il rifugio è restare su questa soglia appena definita, in questa fragilità che mi diluisce in un tempo di ricordi.

mercoledì, aprile 05, 2023

Procesiones



I primi confratelli vestiti di rosso appaiono sul ponte del Rio Segura resi più vividi dai bagliori del sole che tramonta alle loro spalle. Avanzano lentamente al ritmo solenne dei tamburi, obbedendo agli squilli di tromba, poco a poco si intravedono le croci, gli stendardi, i baldacchini circondati da una truppa rossa dal volto coperto, le centinaia di candele brillano pallide nell’ultima luce del crepuscolo. Tutto invita il cuore alla contrizione, lo spettacolo è solenne e terribile.

Nessuno però pare percepirlo, nemmeno coloro che ne sono parte attiva. Nessuno pare in grado di concentrarsi su quello che succede, sui simboli, sui gruppi lignei che avanzano ballonzolando: Getsemani, la coronazione di spine, il Monte Calvario, la Madre Dolorosa con il cuore trafitto dalle spade.

Gli spettatori parlano al telefono, prendono foto, ridono, scherzano, sorseggiano birre, si abbracciano inebriati dall’intenso profumo dei fiori d’arancio che pervade tutta la città. Le dame scalze che accompagnano i gruppi statuari cercano con gli occhi amici e parenti tra la folla e salutano con la mano, si separano dal corteo e corrono a ciarlare con i conoscenti al margine della sfilata,

Ê uno spettacolo incomprensibile quello che sfila, nessuno sa più decifrarne i simboli, il pathos, il senso profondo: la penitenza.

Ê come se un frammento di tempo passato fluisca come un fiume alluvionale nel mezzo di una folla ignara e ciarliera. Non vi è comunicazione possibile, non vi è una lingua comune. Sono due mondi: quello che sfila e quello che assiste. Ma anche coloro che sfilano sono ignari, distratti, ciarlieri, non intendono i simboli che reggono sulle spalle o tra le mani, lo fano con indifferenza.

La processione è il fantasma di una devozione estinta nel chiasso, nell’infantilismo. Nessuno, ma proprio nessuno prega.

Immagino la terribile solennità che solo cinquant’anni fa questa processione doveva imprimere nel cuore dei partecipanti e degli spettatori. Allora tutti erano credenti che partecipavano a un rito terribile e dolente, un rito di penitenza nel profumo degli agrumeti, nella sensualità della brevissima primavera di queste terre.

Di tutto questo non resta neppure il ricordo. Un paese smemorato, un paese smarrito. La processione segue stancamente il suo lungo itinerario aprendosi il passo in una chiassosa indifferenza.