Tuesday, December 25, 2012

Madido di silenzio

Madido di silenzio
I chiodi d'argento del gelo
Nelle palme, nei talloni
Il sudore è l'ultima tunica
Prima della luce nuda.

genseki

Non avere piú voce

Non avere piú voce
Come tace anche il cielo
Piú spento e alto
Il collo dell'avena
I brividi rosa degli ontani
Sul greto così gelido
Non avere piú voce
Come il ciottolo umile
Che levigó la pioggia
Prima che ogni cosa avesse un volto.

genseki

Monday, December 24, 2012

Sunday, December 23, 2012

Walking man - Giacometti


Genet

In realtá allontanandosi dal testo, gli spettatori dovrebbero restare con in bocca un intenso sapore di ceneri e il tanfo della corruzione.



Rembrandt

Fin dal principio si sentí attratto poderosamente dalla poetica della rovina, dalla poetica dell'imperfezione. Godeva tracciando i segni che lasciavano i morsi dell'esperienza mondana. i fori, le punture. gli occhi rossi, le rughe della pelle davano al volto umano una ricchezza multicolore. I segni del vaiolo, la scrofola, la pelle macchiata e le croste erano fatti che andavano ispezionati da vicino E con molta attenzione; irregolarità sulle quali far passare il suo sguardo tattile. Oltre le sacre scritture non si preoccupava di nessun libro che non fosse quello della decadenza con le sue veritá scritte nelle rughe incise sulla fronte degli uomini e delle donne anziani, nelle fenditure dei solai decrepiti, nei muri coperti di licheni degli edifici vecchi o nella pelle coperta di sarna di un leone malaticcio.

Shama
Rembrandt

Saturday, December 22, 2012

Il verde dei prati

Ogni canto era come un grido
Sfilacciato nel grigio degli alberi
Ma il verde dei prati era cosí intenso
Che una sola lacrima lo avrebbe infranto.

genseki

Stornello

Eppure il mondo mi si offriva
Nell'atto stesso di abbandonarlo
Sgusciavo fuori dal pantano
Tra i gattici
Tra gli ulivi
Nudo cme un assassino
Che canta a squarciagola
Uno stornello

genseki

Autunno


L'amico poeta

Non ero l'amico poeta per te
Ero quello strano, quello che agitava le mani
Troppo grandi e screpolate
Goffo come un airone,
Che s'incendiava come un faggio
In gennaio
Poi tutto quel fuoco si estese
E del dolore
Non restó che cenere.

genseki

Nella nebbia

Era come un velo di nebbia
mattutina, il dolore a sfumare
Tutto il nitore che oltre il lago
Annullava la vista in un pianto
Tiepido
Inceneriva una a una le foglie
Dorate dei pioppi,
I pensieri,
I ricordi
Lasciavo me stesso accasciato
Tra i giunchi
Cieco ritrovavo il mio volto originario
il Vuoto.

genseki

Autunno


Friday, December 21, 2012

Sulle cime

Sulle cime piú alte giá l'autunno
Depone corpo e mente
Tra i rami dei larici;
Tutti quei minuscoli aghi d'oro
Accolgono come un manto
Il suo tonfo maestoso
Resta il vuoto,
I venti cavi
La corsa dei cervi
Il silenzio del temporale lontano
Riempie la valle di ombre viola
Seduto sotto una pietra
Tra i licheni potrei forse abbandonare
Il parassita che mi divora
Deporre poi anche questo sacco di pelle
Come un altro fungo tra i rododendri.

genseki

Piú niente

Dentro non c'era più niente
Eri vuoto, Forse qualche volo, minuzie,
Polvere di ricordi
Amori, sentieri, macchie d'umido,
Un cespuglio di nespole
Qualche giorno di un novembre
Infantile
Per un attimo apparve persino Enrico
Con la sua stampella.

A uno scoppio di vento
Che tese le sciarpe degli idoli tarlati
Lo sciame si levó in volo
Con strepito sordo
Un solo fiore spledeva sull'albero nudo
Come quel diadema di rugiada della leggenda
Le vespe scendevano ronzando
Sulla coppa di miele e il resto delle mele.

genseki

Autunno


Campane

Erano pochi passi soltanto
E finivi per entrare nella morbida nebbia
delle campane.
L'udito lo avevi lasciato fuori,
Ascoltavi coi polpastrelli
Il lento ascendere delle stelle.

genseki

Ti lasciavi

Ti lasciavi spalancare
Dall'offerta delle sue mani
Dalle falde delle sua ciglia
Tutte le spighe, allora,
Erano candele
E le stelle piú amare
Macchiavano di verde la sua tunica.

genseki

Un'altra dea

Era la dea dei muri a secco
La ninfa della lucertole
Le crepe del suo ventre
Distendevano la tunica tra i rami secchi
Lo marcarono a fuoco, allora,
Con il vecchio ferro da stiro - a carbone -
Lo strazio del suo grido
Prese il posto del sole,
Generó lucertole,
Prima azzurre. Poi grige
Feconde
Madri di dee
Di amadriadi
Di mandorle
Di foglie
Poi la pace scivoló lungo il pendío
Fino al fondo umido del bosco.

genseki

Karlheinz Stockhausen "Helicopter String Quartet"

Elicottero

Un elicottero sbucato d'improvviso
da una curva troppo stretta
La travolse mentre avanzava tra i mughetti,
Con i capelli recentemente azzurrati,
Frammenti di latrato schizzarono in tutte le direzioni
Le mascelle dei mastini dilaniarono cristalli
La stagione dei castelli stingeva nel sogno dell'araucaria,
Nella foresta di cactus
Il suo sangue era miele d'opale.

genseki

Jabès

Dio è il punto incandescente di fronte al punto scuro della pagina scritta: infatti il libro delle notti dell'uomo corrisponde al libro accecante di Dio.

Jabès

Che cosa resta?

Che cosa resta della parola
Quando oltre il velo non incontra l'occhio?
Come rosario di foglie
La sillaba il vento
Dalla cresta del monte
Al fondovalle
Le risponde il corno della luce:
Nessuno, piú -
L'aveva mai detta -.

genseki

Jabès


Jabès

Il silenzio è la mandorla del rumore; per questo Dio, che è duro silenzio, non puó essere udito, solo postulato, come le ore del frutto dalle ore dell'albero.

Jabès

La pioggia

La pioggia era una dea velata
Una visione di stracci e fuscelli
Il vento ci aveva limato
Avinto alle conifere
Danzava la rabbia furibonda
Della candela spenta.
Placata la furia dell'abbandono
Deponemmo unghie e ciglia
Sulla sabbia, sulla battigia
Le lunghe dita del sale
Modellavano la nostra nuditá
La pioggia era una dea dolente
Trascinava i suoi ricami nelle pozze
Un gemito riflesso brillava
Sulle lune delle sue narici.

genseki

Sunday, December 09, 2012

Comunismo

La filosofia attraverso il nome comunismo pensa
«la passione ugualitaria, l’Idea della giustizia, la volontà di rompere coi compromessi relativi al servizio dei beni, la rinuncia all’egoismo, l’intolleranza dell’oppressione, il desiderio della fine dello Stato. L’assoluta preminenza della presentazione molteplice sulla rappresentazione. L’ostinazione militante, obbligata da qualche evento incalcolabile, a reggere per caso il discorso di una singolarità senza predicato, di un’infinità senza determinazione né gerarchia immanente».

Alain Badiou