mercoledì, aprile 24, 2013
Omaggio ai "diritti dell'uomo"
"Les
droits de l'homme ne nous feront pas bénir le capitalisme. Et il faut
beaucoup d'innocence, ou de rouerie, à une philosophie de la
communication qui prétend restaurer la société des amis ou même des
sages en formant une opinion universelle comme "consensus" capable de
moraliser les nations, les Etats et le marché. Les droits de l'homme ne
disent rien sur les modes d'existence de l'homme pourvu de droits. Et la
honte d'être un homme, nous ne l'éprouvons pas seulement dans les
situations extrêmes décrites par Primo Levi, mais dans des conditions
insignifiantes, devant la bassesse et la vulgarité d'existence qui
hantent les démocraties, devant la propagation de ces modes d'existence
et de pensée-pour-le-marché, devant les valeurs, les idéaux et les
opinions de notre époque. L'ignominie des possibilités de vie qui nous
sont offertes apparaît du dedans. Nous ne nous sentons pas hors de notre
époque, au contraire nous cessons de passer avec elle des compromis
honteux. Ce sentiment de honte est un des plus puissant motif de la
philosophie.Nous ne sommes pas responsables des victimes, mais devant
les victimes. Et il n'y a pas d'autre moyen que de faire l'animal
(grogner, fouir, ricaner, se convulser) pour échapper à l'ignoble : la
pensée même est parfois plus proche d'un animal qui meurt que d'un homme
vivant, même démocrate."
Gilles Deleuze et Félix Guattari
Da: "Qu'est-ce que la philosophie"
I diritti dell'uomo non ci spingeranno a benedire il capitalismo. Ci vuole una buona dose di innocenza, o di cialtroneria, in una filosofia della comunicazione che pretende di rifondare una società di amici, o almeno di saggi attraverso la formazione di un'opinione universale come "consensus" capace di moralizzare le nazioni, gli stati, il mercato. I diritti dell'uomo non dicono nulla sui modi di esistenza dell'uomo dotato di diritti- La vergogna di essere uomo no la proviamo soltanto nelle situazioni estreme descritte da Primo Levi, ma nelle condizioni insignificanti, davanti alla bassezza e alla volgarità dell'esistenza che infestano le democrazie, davant alla propaganda di quei modi di esistere e di pensare secondo-il-mercato, davanti ai valori, gli ideali e le opinioni della nostra epoca; L'ignominia delle possibilità di vita che ci sono offerte appare dall'interno. Non ci sentiamo fuori dalla nostra epoca, al contrario non cessiamo di comprometterci vergognosamente con essa. Questo sentimento di vergogna è uno dei più potenti motivi per la filosofia. Non siamo responsabili delle vittime ma davanti alle vittime. E il solo modo di sfuggure all'ignobile è fare l'animale (grugnire, fiutare, ridacchiare, cadere in convulsioni): anche il pensiero, spesso è più simile a un animale che muore che a un uomo che vive, perfino un democratico
Trad. genseki
Fedeltá
La relazione di fedeltà tra l'uomo e la donna rivela che sono fatti uno per l'altro, in una unità profonda di corpo e di spirito, alla quale sono legate le generazioni future. L'elevazione di reazioni fisiche al livello di realtà vissute nel rispetto della persona è il cammino difficile, ma grande e bello, della morale cristiana relativa alla sessualità.
Intervista a Le Figaro magazine.
Trad. genseki
Gilbert Simondon
Il desiderio di potenza consacra la macchina come mezzo di supremazia, e fa di essa il filtro, a pozione moderna. L'uomo che vuole dominare i suoi simili suscita la macchina androide. Ecco che abdica davanti ad essa e delega ad esse la sua umanità. Cerca di costruire la macchina per pensare, mentre sogna di costruire la macchina da volere, a macchina da vivere per porsi dietro ad essa senza angoscia, libero da ogni rischio, esente da ogni sentimento di debolezza e trionfando attraverso la mediazione di ciò che ha inventato
*
Ciò che risiede nelle macchine, è realtà umana gesto umano fissato e cristalizzato in strutture che funzionano.
*
Per restituire alla cultura il carattere veramente generale ch'essa ha perduto, bisogna reintrodurre in essa la coscienza della natura delle macchine, delle loro relazioni reciproche e delle loro relazioni con l'uomo e dei valori implicati in tali relazioni.
*
Le funzioni di direzione sono false perché non esiste più tra la realtà governata e gli esseri che la governano un codice adeguato di relazioni: la realtà governata è composta di uomini e macchine...
*
L'unità dell'oggetto tecnico, la sua individualità, la sua specificità, sono i caratteri di consisenza e di convergenza della sua genesi. La genesi dell'oggetto tecnico fa parte del suo essere.
L'oggetto tecnico è ciò che non è anteriore al suo divenire, ma presente a ogni tappa di questo divenire; l'oggetto tecnico uno è unità di divenire.
L'essere tecnico evolve per convergenza e per adattamento a sè; si unifica interiormente secondo un principio di risonanza interna.
*
L'oggetto tecnico esiste come tipo specifico ottenuto al termine di una serie cnvergente. Questa serie va dall'astratto al concreto: tende verso uno stato che faccia dell'essere tecnico un sistema interamente coerente con sè stesso, interamente unificato.
*
L'unità dell'oggetto tecnico, la sua individualità, la sua specificità, sono i caratteri di consisenza e di convergenza della sua genesi. La genesi dell'oggetto tecnico fa parte del suo essere.
L'oggetto tecnico è ciò che non è anteriore al suo divenire, ma presente a ogni tappa di questo divenire; l'oggetto tecnico uno è unità di divenire.
L'essere tecnico evolve per convergenza e per adattamento a sè; si unifica interiormente secondo un principio di risonanza interna.
*
L'oggetto tecnico esiste come tipo specifico ottenuto al termine di una serie cnvergente. Questa serie va dall'astratto al concreto: tende verso uno stato che faccia dell'essere tecnico un sistema interamente coerente con sè stesso, interamente unificato.
Du mode d'existence des objets techniques
Trad. genseki
martedì, aprile 23, 2013
Fabrice Hadjadj
A proposito del matrimonio omosessuale
dalla rivista: Tempi
Ecco perché non siamo «omofobi». Siamo meravigliati dai gays veramente
gai, dai «folli» senza gabbia, dai saggi dell’inversione. L’amore della
differenza sessuale, così fondamentale, con quello della differenza
generazionale (genitori/figli), ci insegna ad accogliere tutte le
differenze secondarie. Se io, uomo, amo le donne, così estranee al mio
sesso, come potrei non avere simpatia, se non amicizia, per gli
omosessuali, che mi sono, in definitiva, molto meno estranei?
D’altra parte ce ne sono sempre stati, che non avevano paura di
affermare la loro differenza, di assumere una certa eccentricità, un
lavoro ai margini. Allo stesso modo, noi crediamo che ciò che è
veramente «omofobo» è lo pseudo-«matrimonio gay». Siamo di fronte a un
tentativo di imborghesimento, di normalizzazione dell’omofilia, di
annientamento della sua scortesia sotto il codice civile. Che bel dono
questo «matrimonio» che non è altro che un arrangiamento patrimoniale o
un divorzio rinviato! Purché gli omosessuali rientrino nei ranghi, e che
siano sterilizzati soprattutto nella fecondità che è loro propria.
Perché, chi ignora la loro fecondità artistica, politicae, letteraria,
nella compassione? Gli antichi Greci la intendevano così: liberi dai
doveri familiari, potevano consacrarsi maggiormente al servizio della
Polis. Sapevano che i loro amori avevano qualcosa di contro-natura, ma
non per questo disprezzavano la natura (di là, molto spesso, l’amore per
la loro madre – vedi Proust o Barthes), e vi trovavano risorse per
l’arte.
dalla rivista: Tempi
Gilert Simondon
Il concetto di oggetto e il concetto di soggetto, proprio in virtú della loro origine, sono i limiti che il pensiero filosofico deve oltrepassare.
Trad genseki
lunedì, aprile 15, 2013
sabato, aprile 13, 2013
Mohyddin ibn Arabi
L'universo è un immenso libro; tutti i caratteri di questo libro sono archetipicamente scritti con lo stesso inchiostro, e trascritti dalla penna divina sulla tavola eterna. Tussi sono scritti simultaneamente e sono indivisibili; è per questo che ai fenomeni essenziali divini, nascosti nel "segreto dei segreti" fu dato il nome di "lettere trascendenti".
Queste lettere trascendenti - ovverossia, tutte le creature - dopo essere state condensate simbolicamente nell'onniscienza divina, sono, in grazia del soffio divino, discese nelle righe inferiori e hanno compiuto e formato l'Universo manifestato.
**
venerdì, aprile 12, 2013
Pasolini:
ad un certo punto l'uomo non sarà più in grado di capire sé stesso. Avrà una tale falsa idea di sé, che non sarà più in grado di capirsi.
ad un certo punto l'uomo non sarà più in grado di capire sé stesso. Avrà una tale falsa idea di sé, che non sarà più in grado di capirsi.
Da
quello che posso presupporre come uno che si interessa un po' di
psicologia vedo davanti a me un tipo di società in cui sarà
difficile fare un discorso religioso, cioè autentico, perché o
sarà incapace di avvertire un discorso religioso perché
occupato soltanto dalla soteriologia terrena perché semplicemente
non ci sarà più teismo ma neppure antiteismo. E' logico che la
società si configuri così... Oppure può darsi che le forme
religiose future, che stanno crescendo come dice Paolo VI, siano però
del tipo alienante che si diceva».
Dal blog: Nipoti di Maritain
Juan Ramón Jimenez
Attorno alla chioma
Dell'albero piú alto
Vanno volando i miei sogni
Sono colombe, incoronate
Di pura luce
Volano spargendo musica
Entrano, escono
Dall'abero solitario!
Mi avvolgono
Con reti d'oro.
*
Visione di costa
Il mare era il suo silenzio
Sua cecitá il cielo; profondo
Il suo lutto per non esserci nell'aurora;
L'ombra che proiettava
Era luminosa sulla sabbia dorata.
*
Trad. genseki
Dell'albero piú alto
Vanno volando i miei sogni
Sono colombe, incoronate
Di pura luce
Volano spargendo musica
Entrano, escono
Dall'abero solitario!
Mi avvolgono
Con reti d'oro.
*
Visione di costa
Il mare era il suo silenzio
Sua cecitá il cielo; profondo
Il suo lutto per non esserci nell'aurora;
L'ombra che proiettava
Era luminosa sulla sabbia dorata.
*
Trad. genseki
mercoledì, aprile 10, 2013
martedì, aprile 09, 2013
I Serafini
La visione di Isaia
Questo fu quello che avvenne al profeta Isaia,
Nello Spirito rapito vide sedere il Signore
Su di un altissimo trono di fulgido splendore
E il bordo della sua veste riempiva tutto il coro
Accanto a lui stavano due Serafini
Vide che ciascuno di loro aveva sei ali,
Con due si coprivano il volto
Con due proteggevano i piedi
Con due volavano liberi,
L'uno di fronte all'altro esclamavano:
Santo è il Signore Sabaoth
La sua gloria colma il mondo intero.
La loro voce faceva tremare la volta e la soglia
L'aula era piena di fumo e di nebbia.
Arnim Brentano
Des Knaben Wunderhorn
Trad. genseki
Questo fu quello che avvenne al profeta Isaia,
Nello Spirito rapito vide sedere il Signore
Su di un altissimo trono di fulgido splendore
E il bordo della sua veste riempiva tutto il coro
Accanto a lui stavano due Serafini
Vide che ciascuno di loro aveva sei ali,
Con due si coprivano il volto
Con due proteggevano i piedi
Con due volavano liberi,
L'uno di fronte all'altro esclamavano:
Santo è il Signore Sabaoth
La sua gloria colma il mondo intero.
La loro voce faceva tremare la volta e la soglia
L'aula era piena di fumo e di nebbia.
Arnim Brentano
Des Knaben Wunderhorn
Trad. genseki
lunedì, aprile 08, 2013
Tommaseo
Nazione che non ha poesia storica, né poeticamente storiche tradizioni viventi nella moltitudine, è nazione morta.
La nonna cucina serpenti
Maria, dove hai cenato?
Maria mia unica figlia?
Dalla cara nonna ho cenato
Che male! Mamma che male!
La nonna, che ti ha preparato?
Maria, mia unica figlia!
Mi ha cucinato dei pesci,
Che male! Mamma che male!
E dove mai li ha trovati?
Maria, mia unica figlia!
Nell'orto i pesci ha acchiappato,
Che male! Mamma, che male!
E dimmi con che li ha acchiappati,
Maria, mia unica figlia!
Con un tridente li ha presi.
Che male! Mamma, che male!
Che cosa ha fatto coi resti?
Maria, mia unica figlia!
Al suo cane nero li ha dati,
Che male! Mamma, che male!
Che cosa è stato del cane?
Maria, mia unica figlia?
In mille pezzi si è infranto.
Che male! Mamma, che male!
Dove ti metto il lettuccio?
Maria, mia unica figlia!
Preparalo nel camposanto.
Che male! Mmma che male!
Arnim Brentano
Des Knaben Wunderhorn
Trad. genseki
Nervi
Durante sei mesi trascorsi a due leghe da Genova, sul mare piú bello del mondo , il piú protetto, a Nervi, non ebbi che una piccola tempesta capricciosa che durò poco ma che in cosí poco tempo, ebbe modo di dispiegare una furia singolare. Siccome dalla mia finestra la vedevo male, uscii passando per i vicoli tortuosi e gli alti palazzi, mi azzardai a discendere, non sulla spiaggia, che non c'è, ma su una cornice di nere rocce vulcaniche che seguono la riva, uno stretto sentiero che spesso non ha nemmeno tre piedi di larghezza e che salendo, scendendo, spesso a strapiombo sul mare, lo domina di trenta piedi, persino, a volte, da quaranta e sessanta. Non si vedeva molto lontano. I turbini continui stendevano una sorta di cortina. Quello che si scorgeva era limitato e spaventoso. L'asprezza, gli angoli vivi di questa costa sassosa, le punte, i picchi, le súbite, dure rientranze, imponevano alla tempesta salti, balzi, sforzi incredibili, torture infernali. Strideva di schiuma bianca, e sorrideva esecrabilmente agl scogli di lava che la spezzavano. Erano rumori insensati, assurdi, senza mai nessuna continuitá; tuoni discordi, , fischi tanto aspri come queli delle macchine a vapore che spingevano a tapparsi le orecchie. Stordito da uno spettacolo che inebetiva i sensi, cercavo di riprendermi, appoggiandomi saldamente a un muro che rientrava e che non avrebbe permesso a quella furiosa di afferrarmi e allora cominciai a comprendere meglio quello strepito. Dura e corta era la lama dei flutti e la lotta più intensa era quella che si svolgeva contro la costa tagliata tanto nettamente, contro quegli angoli crudeli che perforavano la tempesta, straziavano le onde. La cornice rocciosa che sovrastava le schiacciava nelle sue profondità rimbombanti. Anche l'occhio come le orecchie era ferito dal contrasto della neve abbagliante che sferzava le rocce laviche così nere.
Senivo, insomma, che era la terra, non il mare a produrre l'orrore. Il contrario di quanto avviene sull'oceano.Jules Michelet
mercoledì, aprile 03, 2013
Cintio Vitier
Qualcosa
manca alla sera,
I
pini non sono completi
E
io guardando le nubi
Provo
ciò che mai provai.
Ad
ogni istante domando
Di
quel tesoro perduto
L'ombra
del quale trascorre
Con
melanconico freddo.
La
brama mi sta spiando
Notturna,
sola, infinita;
Silente
va nostalgia
Bruciando
eterni vestigi.
Il
mio gesto mai non giunge
Alla
terra del destino;
La
vita resta incompiuta,
Restano
i sogni in sospeso.
**
Perché
tale è il volto del fallimento
Che
lo specchio riflette ciecamente
Prima
che giunga, dolce e demente,
L'ultimo
scintilla dell'occaso:
Fronte
dell'ossessione e del rifiuto
Occhi
che solo videro l'indomito
Naso
che chiude l'aria, bocca assente
Nel
suo sapore amaro; strana coppa
Sul
punto di mutarsi in puro osso
Perché
tale è lo scopo tal la cenere
La
cui dolce tempesta tutto strappa,
Volli
lasciare di lettere un ramo
Che
bruciasse di più dove la brezza
L'aridità
prosciuga, ride e passa.
*
L'aria
Si,
sono desto, ecco sto guardando
Freddamente
alcune cose
Che
smettono ormai d'esser segrete.
Stanno
qui, come gli alberi
Nell'aria
nuda. Si, sono desto.
Anche
la casa della mia infanzia è degli altri:
La
hanno dipinta con un colore troppo vivace,
Entrano
ed escono dalle stanze della mia anma,
Parlando
d'altro. La luce invade il cortile
Dei
miei nulla segreti. Con desiderio contemplo
Anche
questo volto che è nessuno
Che
giunge come un uccello ferito
Di
quelli che soffrono e sorridono.
O
popolo innumerevole! Sono sveglio
Guardando
la polvere bagnata di luce,
Le
tenebre dissolte in aria
Quando
la verità comincia a delinearsi:
L'albero,
l'allegria, il sacrificio.
E
so che ho ancora altri ricordi nel sangue
Oltre
quelli che posso ricordare, e più oblio
Di
quanto se ne possa dimenticare in questo mondo.
Ma
alla fine, che importa, se la metà
Di
quella vita mi lascia e cade,
Se
tanto sonno, infine, si è destato,
Se
non v'è luogo che non mi stia osservando
Né
istante ove il caso non mi frequenti.
Voglio
essere come te, O volto dei poveri!,
Misteri
del dolore e del sorriso, perché l'aria,
L'aria
semplice e vuota,
Ci
colmerà le voci di speranza
Cintio Vitier
Trad. gensek
lunedì, marzo 11, 2013
Daena
Alla
domanda dell'anima meravigliata che chiede: Tu chi sei? Alla
fanciulla che viene a incontrarlo all'entrata del ponte Chinvat e la
cui bellezza risplende più di qualunque bellezza mai vista in questo
mondo terrestre, ella risponde: “sono la tua Daena” che vuol
dire: “sono la la personificazione della fede che hai professato e
che ti ispira, quella per la quale hai risposto e che ti guidava, ti
confortava e ora ti giudica, perchàe sono in persona l'Immagine
proposta a te stesso fin dalla nascita del tuo essere, che tu
finalmente hai amato. (“Ero bella e tu mi hai fatto ancora più
bella”).
Henry
Corbin
Iscriviti a:
Post (Atom)