mercoledì, novembre 29, 2006

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I cinque mondi


Ibn Arabi
I cinque Mondi
^*^

Per Ibn Arabi la realtá come la percepiamo nella nostra vita quotidiana, è illusione, sogno. Non si tratta peró di un sogno o di un'illusione soggettiva.
L'illusione della realtá quotidiana è un'illusione oggettiva.
Il mondo in cui viviamo non si situa sul piano della pienezza della realtà ma su un piano in cui la realtà risulta indebolita sebbene risponda a leggi intersoggettive.
Secondo Ibn Arabi l'essere si articola in piani che egli chiama mondi e che corrispondono allo schema seguente:

Il Mondo dell'essenza
Al-gayb al-mutlaq
L'assenza di manifestazione

Il Mondo degli attributi e dei nomi
Uluhiyya
La Presenza della Divinitá

Il Mondo dell'azione
Rububiyya
Il Dominio

Il Mondo delle Immagini
Alam al-mital

Il Mondo dei sensi
Musahada

Il Mondo delle Immagini: Alam al-Mital è, da un punto di vista ontologico, un terreno intermedio di contatto tra il mondo puramente sensibile e il mondo puramente spirituale, o immateriale.
Esso corrisponde in quelche modo al concetto di Barzakh e al Mondo Intermedio di Sohravardì:
questo è un mondo nel quale si ritrova tutta la ricchezza e la varietá del mondo sensibile, ma in forma sottile. In esso si trovano le cottá mostiche di Jabalqa, Jabarsa e Hurqalqa.
Mi pare anche interessante l'approssimazione al mondo delle immagini che si trova nell'opera di C. S. Lewis “Perelandra”:

“Ogni distinzione tra accidentale e pianificato, così come la distinzione tra realtá e mito era puramente terrestre. Il modello è tanto ampio che dentro il quadro ristretto dell'esperienza terrestre appaiono frammenti di esso tali che noi non siamo in grado di scorgerne la connessione, e altri, invece tra i quali siamo in grado di scorgerla. Per questo distinguiamo chiaramente, per la nostra immediata utilitá, l'essenziale dall'accidentale. Se usciamo peró da questo quadro la distizione intera cade nel vuoto agitando vanamente le ali”.

Il pensiero di Ibn Arabi è puramente ontologico e la sua ontologia non è speculativo quanto piuttosto esperienziale, dipende dalla sua propria intuizine mistica diretta.
Questa esperienza lo porta a considerare cinque piani dell'essere paralleli ai cinque mondi.
L'essere assoluto contemplato nell'esperienza dell'estasi si rivela al contemlante in modi e gradi infiniti che sono da Ibn Arabi classificati, appunto in cinque gradi in ciscuno dei quali l'Essere Assoluto si rivela e si manifesta in modo piú determinato e più concreto e quindi si disvela.
Il primo di questi cinque gradi rappresenta l'assoluto prima che inizi a manifestarsi o a rivelarsi nei piani successivi.
Nella terminologia di Ibn Arabi ogni grado di manifestazione si chiama “hadra” cioè presenza. L'essere in tutti i livelli del suo disvelamento mantiene il nome di “Haqq” Assoluto
Per indicare il disvelamento egli impiega la parola “tayalli
Lo schema dei piani di manifestazione è il seguente:
Haqq
Primo Hadra
No tayalli

Haqq
Secondo Hadra: Dio
tayalli

Haqq
Terzo Hadra: Il Signore
tayalli

Haqq
Quarto Hadra: Il mondo delle immagini
tayalli

Haqq
Quinto Hadra: Il Mondo Sensibile
tayalli

Il primo hadra non è un tayalli ma è la fonte di tutti i tayalli. Tutti i piani stanno tra loro in rapporti di corrispondenza tali che a ogni forma di un hadra superiore corrisponde una forma di ogni hadra inferiore.

genseki

martedì, novembre 28, 2006

Il Gelso

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La poesia che segue pecca, davvero, di un certo mal gusto, nella balorda, insistente evocazione angelica.
Il fatto è che non so quale altra presenza nominare come testimone reale, sacramento della scomparsa di un mondo, del mio mondo che mi è dato vivere come un dono: il dono della morte già qui, nella pienezza del sentire e dell'intendere.

Il Gelso

Un gelso d'ali d'oro
Angelo dell'Autunno
Veglia
Tra il bosco
E la terra
Ferita
Veglia l'ultimo
Respiro
Dei muschi
La filigrana criptica
Dei licheni

Un gelso d'ali d'oro
Angelo
Della Soglia
Raccoglie il suono
Di tutte le foglie
Lo scrosciare assordante
Di tutti i colori

Un gelso d'ali d'oro
Angelo degli angeli
Insieme giallo
D'angeli
Corallo-medusa
Immobili
Su rami d'aria

Veglia l'ultimo
Sogno
Di roccia e bosco
*
genseki

sabato, novembre 25, 2006

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César Vallejo

Quelle che seguono sono altre tre poesie di Vallejo. Sono tratte dalla sua prima opera "Araldi Neri" (1918). Una raccolta che è considerata ancora immatura, e troppo scolasticamente legata ai modelli del modernismo di Dario e di Herrera.
Credo che vi si trovi, invece, un Vallejo più innocente, più fiducioso, più dolce ma altrettando rigoroso nel rifiutare la letteratura come bellezza, c quindi come consolazione. Le parole di Vallejo pesano come le montagne, la natura è ostile alle parole, la materia si ribella alla maliconia, il paesaggio al senso; la parola non è già piú un rifugio. Il passo e la respirazione sono quelli di Parigi.

Altre traduzioni di Vallejo in http://turcimanno.blogspot.com/


Foglie d'ebano

Brilla la sigaretta
Si ripulisce in polveri d'allerta
Con una smorfia gialla
Intona il pastorello
Il tamarindo dell'ombra sua defunta.
Affoga in un energico negrore
Tutto il casone
La muffita eleganza di bianchezza
Pena un fragile aroma d'acquazzone.
Tutte le porte sono molto anziane
E muffisce nel sigaro tarlato
Un'insonne pietá di mille occhiate
Io le ho lasciate proprie
E oggi son fiorite ragnatele
Fino nel cuore delle loro travi.
Ombre coagulate sanno a oblio
Quella d'ingresso
che entrare mi vide, tremula e triste
Aprendo ambo le braccia
Stridente come un pianto di allegria
Che esiste in ogni fibra
Per quell'occhio che ama, una dormiente
Perla fidanzata, una lacrima celata.
Con non so che memoria si confida
Il cuore ansioso
Signora? ... Si, Signore: morì in paese;
La vedo ancora avvolta nel suo scialle...
E la nonna amarezza
Di un canto nevrastenico di paria
Oh! La sconfitta musa leggendaria!
Affila i suoi melodici torrenti
Sotto l'oscura notte
Come se, sotto, sotto,
Nele fosca pupilla di pietrame
Di sepoltura aperta,
Celebrando perpetui funerali,
Si spezzassero fantastici pugnali
Piove...piove sostanza d'acquazzone
Riducendo a funebri sentori
L'umore di appassiti crisantemi
Che veglian tahuashando sul sentiero
Senza cappello nel poncho di gelo.
Gli Araldi Neri
1918

*

Nostalgie imperiali

Nei paesaggi di Maniche ara
Imperiali nostalgie il crepuscolo
Va seminando razza il verbo mio
Come stella di sangue a fior di muscolo,
Rintocca il campanile...non si apre
La cappella... come un opuscolo
Biblico che morendo va in parola
D'asiatica emozione nel crepuscolo.
Un poyo con tre potos son l'altare
Dove stan sollevando labbra a coro
L'eucarestia di una chicha d'oro
Piú il lá dai ranchos si solleva il vento
Il fumo che di sogni e stalle ha odore
Come nell'esumare un firmamento.

*

L'anziana pensierosa come statua
Di un blocco preincaico fila e fila
Tra le dita di madre il fuso lieve
La lana grigia di vecchiezza stira.
Negli occhi di sclerotica di neve
Un cieco sol oscuro guarda e mutila...!
Disdegnosa la bocca e il calma attiva
La stanchezza imperiale forse è all'erta.
Ficus vi son capelluti che meditano
Incaici trovatori posti in fuga
Rancida pena della croce idiota
Nell'ora rossa che sta giá fuggendo
E si fa lago che salda rudi specchi
Dove naufrago piange Manco-Capac.

*

I dadi eterni

Mio Dio piangendo resto l'essere che vivo
Mi pesa aver accettato il tuo pane
Ma questo misero fango razionale
Crosta non è fermentata al costato
Tuo che non hai Marie che ti abbandonano!
Mio Dio, se fossi stato uomo sapresti essere Dio;
Ma tu che fosti sempre senza pena
Non senti nulla della tua creazione.
E l'uomo, si, ti soffre de egli è il Dio
Oggi che negli occhi miei maghi ardono ceri
Come in un candannato
Mio Dio prenditi tutte le candele
E giocheremo con il vecchio dado...
E, forse, o giocatore, al dar la sorte
Dell'universo tutto,
Sorgeranno le occhiaie della morte
Come due assi funebri di fango.
Mio Dio questa è una notte sorda e scura
Non potrai più giocar perchè la Terra
É un dado consumato e ormai rotondo
Per il gran rotolare all'avventura
E non potrá fermari che in un fosso
Il fosso d'un'immensa sepoltura.

*
Trad. genseki

martedì, novembre 21, 2006

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La sintesi degli opposti II

Il testo seguente di Efrem Siro, Padre della Chiesa, sembra l'esposizione poetica della tesi di Ibn Arabi che sulla sintesi degli opposti e questo è uno dei tenti piccoli esempi di come le radici si diramino, nella vita dello spirito in direzioni imprevedibile ai neocristiani o cristianisti e a tutti i cultori dell'esclusivismo culturale.
genseki

Inno contro Bar-Daisan

C'è un Essere, che conosce se stesso e se stesso contempla
In se stesso abita
Da se stesso di diffonde.
Gloria al Suo Nome.
Per Sua propria volontà è in ogni luogo
Invisibile e visibile
Manifesto e nascosto
In alto si trova,
In basso.
Familiare e generoso della Sua grazia con gli umili,
Per questo si eleva piú sublime, è esaltato come alla Sua Gloria conviene, al di sopra dei grandi.
Il piú rapido non eguaglia la sua velocità
Il piú lento non esaurisce la sua pazienza
Egli precede tutto e tutto segue
È nel centro di tutto.
Egli è quel mare,
Nel quale nuota tutta la creazione.
Come le acque avvolgono i pesci in tutti i loro movimenti,
Cosi il Creatore si veste del creato,
Con il grande e con il piccolo.
Come i pesci si nascondono nelle acque
Così si celano in Dio altezza e profonditá,
Prossimitá e lontananza,
Con ciò che vi dimora.
E come l'acqua si ritrova con i pesci dovunque vada,
Così Dio si ritrova con chiunque cammini.
E come l'acqua tocca il pesce in qualunque rotazione,
Così Dio accompagna e osserva ogni uomo in ogni sua azione.
Gli uomini non possono muovere la terra, che è il loro carro,
E nessuno, si allontana dall'Unico Giusto, che è il suo socio.
L'Unico Buono è unito al corpo,
È la luce dei suoi occhi.
Nessun uomo puó sfuggire alla sua anima,
Essa resta con Lui
Nessun uomo si cela al Buono
Giacchè questi lo avvolge.
Come l'acqua avvolge il pesce e questi la percepisce,
Così tutte le nature percepiscono Dio.
Egli si diffonde nell'aria,
Il suo respiro entra nel tuo intimo
Egli è una cosa sola con la luce,
E quando guardi ti penetra negli occhi
Egli è una sola cosa col tuo spirito,
Ti osseva da dentro, per sapere chi sei.
Egli vive nel tuo spirito
E nulla v'è che ignori del tuo cuore
Come la mente precede sempre il corpo
Così Egli esamina la tua anima prima di te.
E come il pensiero precede sempre l'atto
Così il pensiero suo conosce i tuoi progetti.
Comparato con la sua impalpabilitá,
È corpo la tua anima, spirito la carne tua.
Egli, che ti creó, è l'anima dell'anima tua
Spirito del tuo spirito,
Distinto da tutto
A tutto resta unito,
E manifesto in tutto,
Un gran prodigio, una meraviglia nascosta.
Egli è l'Essere la cui essenza nessun uomo sa spiegare.
Egli è il Potere la cui profonditá è inesprimibile.
Tra le cose viste e quelle nascoste
Non v'è nulla di comparabile a Lui.
Egli è colui che creò e formò dal nulla
Tutto quello che è.
Dio disse:
Sia fatta la luce!
Una cosa creata.
Egli fece l'oscuritá e cadde la notte.
Osserva: una cosa creata.
Fuoco nelle pietre,
Acqua nelle rocce:
L'Essere le creò.
C'è un potere che le trasse dal nulla.
Contempla
Anche ora, il fuoco non si accumula nella terra
Guarda! Sempre è di nuovo creato
Per mezzo delle pietre focaie.
Egli è quell'Essere che produce la sua Essenza
Da se stesso, e che la sostiene
Quando vuole la accende,
Quando vuole la spegne
E ottiene l'attenzione dell'ostinato.
Nel grande pioppeto si accende un fuoco per frizione di legna
La fiamma divora,
Cresce in forza,
Per finir soccombendo.
Se fuoco e acqua sono Esseri e non creature,
Dove stavano le loro radici?
...
trad. Genseki

domenica, novembre 12, 2006

La sintesi degli opposti


Al-Jarraz che era uno ei molteplici aspetti dell'Assoluto e una delle sue molte lingue, disse che Dio non può essere conosciuto se non si predicano di lui gli opposti in maniera simultanea. Così l'Assoluto è il Primo e l'Ultimo, Esterriore e Interiore. È, semplicemente quello che appare esternamente occultandosi internamente, considerando che proprio nel momento in cui appare esternamente si occulta intrenamente.
Nessuno vede l'Assoluto se non l'Assoluto stesso, e, tuttavia, l'Assoluto non si cela a nessuno. È l'Esteriore che si manifesta a se stesso.
...
L'Interiore contraddice all'Esteriore quando questi dice "Io". Lo stesso avviene con tutte le coppie di opposti. In tutti i casi chi dice qualche cosa é uno, chi ode è il medesimo. Questo ragionamento si fonda sulle parole del Profeta: "e quello che le loro anime dicono loro", dove si vede chiaramente che è l'anima quella che dice e nello stesso tempo quella che ode, colei che conosce quello che ha detto. L'essenza è una, molteplici gli aspetti. Nessuno puó ignorarlo, tutti ne siamo consapevoli nel nostro intimo, nella misura in cui siamo forme dell'Assoluto.
Ibn Arabi
Fusus al-Hikam

venerdì, novembre 10, 2006

Vi fu un tempo


Vi fu un tempo in cui si ammazzavano i bambini nel sonno, li si bruciava vivi, in un lampo. Poi si chiedeva scusa e tutto era dimenticato.


Al-Muntaqimu

Nominerò i vostri nomi ad uno ad uno
Voi che non avete piú occhi
Per la mia cecitá
Per l'opacità di questa luce opaca
Per la mia opaca cecitá
Per la luce delle vostre pupille vuote
Nominerò i vostri nomi ad uno ad uno
Perchè sono i piú belli di tutti i nomi.
Il nome più bello di Dio è il Misericordioso
Questo è il piú bello di tutti i Nomi
Ma i vostri nomi sono nominati
Nella Sua misericordia
Perché davvero egli è il Compassionevole.
Non ci sono piú altri nomi
Non c'è piú altra luce
Oltre la luce opaca
Che ferisce i vostri occhi perduti
Occhi come pietre
Occhi come foglie
Occhi come perle
Come monete
Per pagare anime
Scorre la catena dei vostri Nomi
Si sgrana il rosario dei vostri Nomi
Come i fiumi, come le cose che emanano
Dall'assoluti immoto
Secondo le parole
Dei filosofi antichi
Nomi perle
Nomi di Rondini
Nomi di frutti maturi
E di cuccioli
Li nomineró tutti i vostri nomi
Che sono i nomi di Dio
I piú belli di tutti i Suoi Nomi
Il piú bello dei nomi di Dio è
Il Vendicatore
I vostri nomi saranno come stelle
Nel giorno della sua vendetta.
genseki

giovedì, novembre 09, 2006

Beit Hanoun


Il nostro concetto di tempo si fonda sulla successione, quello di spazio sulla simultaneitá e stabilitá; solo quando la successione si fa stabile si puó penetrare nell'autentica realtá. Il tempo non è uno sviluppo lineare dal passato al futuro, quanto piuttosto una sfera. Per questo esistono uno spazio e un tempo sottili che hanno un significato autentico, di fronte al tempo e allo spazio opachi che sperimentiamo nel mondo dell'apparenza.
Qazi Said Qommí

Nella sfera del tempo della realtá i volti bestiali delle SS e quelli dei soldati di Israele intenti a massacrare donne e bambini stanno gli uni accanto agli altri. Sono intercambiabili, nulla li separa. Il ghigno fosco dell'odio annulla tempo e spazio. Entrambi sono dentro di noi sorridono addentandoci i polmoni. Le lacrime dei bambini sono la sfera del tempo.
Nella Realtá che porta il sigillo della Veritá, prego, che incontrino eterna consolazione.
genseki

Beit Hanoun

mercoledì, novembre 08, 2006

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Alejandra Pizarnik

Dai "Diari"
Traduzione e scelta a cura di genseki

Poche righe quelle che seguono dai "Diari" di Alejandra Pizarnik pubblicati dall'Editore Argentino "Lumen". Pagine di confusione e di dolore. Anche, peró, laboratori di una parola che non cerca nessuna seduzione, una parola solitaria, ruvida, oltre la consolazione dell'arte, oltre la facilitá della conciliazione. Ricorrono le fiamme associate al volo, il mare come origine e purificazione e la gabbia protagonista di avventurose, memorabili metamorfosi. Tutto questo tra ingenuitá di un'adolescente apprendista di dolore.


Il sole. Sempre il sole a fendere il mattino. Per la mia voce, per la mia danza, un feretro a motor lacrimale. Per la mia trascendenza un test dellaccademia psicoanalitica. Per la mia sete sacra un vestito nuovo, sigarette di importazione, un'aria bohemienne che annuzia la rogna degli ospizi. Un unico problema. Tra i miei desideri e la mia realtá un ponte che non so attarversare. Da qui il nulla.
Ho preso assolutamente coscienza del fatto che non posso vivere la mia vita.
Non posso vivere come un essere umano.
*
Musica infinita con velo biance esce dalla tasca del mezzogiorno. Gli atti ballano la giostra dell'assurdo e una paurosa necessitá di essere sequestra una giovane donna dalla chioma silenziosa che vorrebbe accendersi de esplodere in un istante come un fuoco fatuo.
*
I sogni si siedono sul mondo...
*
Volano treni. Gli ucceli vestono finimenti e fuggono verso la pianura per cercare la donna folle che ha appena rubato il fuoco. Lui le taglia il seno e lo divore mentre un intero popolo di umini-scimmia piange sulle reive del Swaney River. Lui sputa le sue ossa. Rintocchi di campane a morto. Il bechino del cielo si inginocchia davanti al mio ritratto e chiede perdono.
*
Il portiere in fiamme illumina l'insegna della morte perchè anche la gabbia ha ereditato la vocazione al perdono.
*
Una famiglia di rondini si spoglia sul Mar del Plata. Se lo bevono tutto, il mare.
*
La luce ha gambe, la notte testicoli, la luna splende con cosce di zingara gravida.
*
Essere eterna per un secondo...
*
Non dubito che le stelle malvage divorino le stelle buone, che i fiori grassi divorino i fiori magri, che il deserto di cenere divori il deserto in fiamme. Non dubito di nulla. Solo una tregua, solo una tregua. Allora crederò in tutto, anche in me stessa.
Voglio essere quella che sono -disse,
La mia ombra,
Il mio nome,
La mia carenza.
Tutto si riduce
A un sole morto.
Tutto è mondo
E solitudine
Come animali
Distesi nel deserto.
*
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martedì, novembre 07, 2006

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Melancholia

Ficino come è ben noto fu tormentato per tutta la vita dalla melancolia saturnina. Che la melancolia corrisponda a quella infermitá paralizzante la volontá che oggi è chiamata depressione non é, a parer mio cosa del tutto certa. Le malattie dello spirito variano profondamente nel tempo e nello spazio. La “Melancolia” era per Marsilio il tratto distintivo del genio creatore o comunque del filosofo e dell'uomo di lettere. Questa non è una caratteristica che si possa attribuire alla depressione che colpisce, piuttosto, piazzisti e segretarie.
Comunque le medicine che egli propone come efficaci nell'alleviare il dolore hanno in se stesse il sapore della poesia.
Sono opere d'arte di botanica e elevano la pratica dello speziale a vera e propria arte che evoca suoni, colori, regioni lontane, tramonti, variare di verde nei campi.
Eccone qui due diverse:

In primo est syrupi optimi compositio, in secundo pilulae pro-batissimae, in tertio electuaria saluberrima. His tribus opportune adhibitis, melancholicus humor mollitur et digeritur atque solvitur, spiritus acuuntur et illustrantur, fovetur ingenium, memoria confirmatur. Syrupus est huiusmodi: sume boraginis, buglossae, florumque utriusque, melissae, capillorum Veneris, endiviae, violarum, cuscutae, polypodii, senae, epithymi, singulorum quantum manu capitur, pruna Damascena numero vi-ginti, odora poma numero decem, passularum unciam unam, liquiritiae un- ciam dimidiam, cinnami, sandali rubri, corticum citri, singuorum drachmas tres, croci drachmam dimidiam. Coquantur in aqua omnia praeter epithy-mum et aromata, donec pars tertia consumatur. Decoctio expressa post cum saccharo iterum et epithymo moderate coquatur. Postremo infundantur aro-mata, scilicet cinnamum atque crocus. Huius syrupi aurora calefacti unciae tres bibantur, simulque unciae duae aut tres aquae buglossae, atque una cum his ex sequentibus pilulis accipi debent duae saltem ac plures, prout cuique convenit, eo scilicet pacto ut alvus quotidie paulum moveatur.
*
Pillularum vero, quantum ad propositum spectat, duo sunt genera: aliae delicatis congruunt, robustioribus aliae. Primae aureae sive magicae no-minari possunt, partim Magorum imitatione, partim nostra inventione sub ipso Iovis Venerisque influxu compositae, quae pituitam, bilem, atram bilem educunt absque molestia, singula membra corroborant, spiritus acuunt et il-luminant. Ita eos dilatant, ne constricti maestitiam pariant, sed dilatatione et lumine gaudeant; ita rursus stabiliunt, ne extensione nimia evanescant. Sume igitur auri grana duodecim, maxime foliorum eius si pura sint, thuris, myrrhae, croci, ligni aloes, cinnami, corticis citri, melissae, serici crudi coc-cinei, mentae, been albi, been rubei, singulorum drachmam dimidiam, ro-sarum purpurearum, sandali rubri, coralli rubri, myrobalanorum trium, sci-licet emblicarum, chebularum, Indarum, singulorum drachmam unam, aloes rite ablutae tantundem quantum cunctorum pondus. Confice pilulas mero quam electissimo. Sequuntur pilulae ad solvendam melancholiam aliquanto validiores, ve-rumtamen minime violentae. Sume paeoniae, myrrhae, stichados Arabici, melissae, thuris, croci, myrobalanorum trium, scilicet emblicarum, chebula-rum, Indarum, rosarum, singulorum drachmam unam, trochiscorum agarici, polypodii, epithymi, senae, lapidis lazuli loti rite et praeparati, lapidis Ar-meni affecti similiter, drachmas tres singulorum, aloes lotae uncias duas; vino perfecto pilulas confla. Si cum melancholia manifesta caliditas dominetur, quae in hac compositione sunt frigida, ad tertiam insuper ponderis sui partem augenda erunt. Has pilulas, ut litterarum studiosis convenit, Graecorum, La-tinorum Arabumque imitatione composui. Nolui vero fortiora miscere, qualeveratrum, quo Carneades phanaticus utebatur. Viris enim litteratis tantum vel paulo firmioribus consulo, quibus nihil pestilentius est quam violentia. Ideo praetermisi pilulas Indas lapidisque lazuli vel Armeni notas et quam compositionem hieralogodion appellant. Si denique decet simpliciorem compositionem inserere qua ego familiarius utor, sume aloes lotae unciam unam, myrobalanorum emblicarum atque che-bularum, utriusque pariter drachmas duas, masticis drachmas duas, duas quoque rosarum, praesertim purpurearum; confice pilulas vino. Proinde pi-lulis aut iis aut illis, ex iis scilicet quas probavimus, nemo unquam solis uti debet, ne forte nimium exsiccetur, quod quidem in melancholia pessimum est; immo vel una cum syrupo quem secuti partim Mesuem, partim Genti-lem Fulginatem supra descripsimus, vel cum vini odori levisque uncia una sive duabus sive tribus, ut cuique convenit, aut cum aqua mellis et passu-larum atque liquiritiae aut, sicubi caliditas dominatur, cum iuleb violaceo aquaque violacea. Omnino autem consulo litteratis, quicunque ad atram bilem sunt pronio-res, ut hac purgatione bis quolibet anno, vere scilicet autumnoque utantur diebus quindecim continuis vel viginti, pilulis scilicet cum syrupo atque si-milibus. Quicunque vero paulo minus huic morbo obnoxii sunt, sat habe-bunt si pilulas primas aut ultimas toto anno sumant semel hebdomada qua-libet, aestate quidem cum iuleb, ut diximus, alias vero cum vino.


Entrambi gli esempi sono tratti dall'opera: « De Vita »

lunedì, novembre 06, 2006

Alejandra Pizarnik


Dal Diario

Le righe seguenti sono tratte da una pagina di Diario di Angela Pizarnik dedicata in gran parte a César Vallejo:

"Caro Vallejo! Mio amato poeta triste! Tu con le tue ossa affamate, i capelli disordinati, il pomo d'Adamo anelante, la schiena spezzata, e la sensibilitá scabra, e l solitudine e il sesso balbuziente e la solitudine e l'occhio vestito di grigio e la solitudine e il caro pianto di sempre e la solitudine e i colpi della vita tanto forti e la solitudine e il non lo so, il perché di tanto male di tanti colpi duri e crudeli, di tanta sporcizia in gioco e il nulla e l'orrendo mefistofelico bastone cui non ci si deve appoggiare e il benedetto Iddio che cammina al tuo fianco e il terribile esilio degli eterni fuggitivi e le lacrime calde una dopo l'altra fino all'ultima equazione impossibile e le dolci scimmie di Darwin che agitano venti dita a testa e il tric-trac delle ossa che chiedono un pezzo di pane ove sedersi e e e e la solitudine il pianto l'angoscia il nulla la solitudine!!!! Amatissimo, carissimo César!!!! Fino a quando!!
Per sempre?? Piango.

Giugno 1955
ed. lumen, pag. 25
trad genseki
*

Nel blog http://turcimanno.blogspot.com si trovano le traduzioni di Vallejo cui ho lavorato nell'ultimo anno.

giovedì, ottobre 26, 2006

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Plotino

Enneade V, 2
Cogitare debet inprimis omnis anima, animam ipsam animalia omnia effecisse, inspirantem eis vitam: fecisse inquam, viventia omnia, quae nutrit tellus, et quae mare, quae in aere sunt, et quae in coelo stellae divinae. Anima solem, anima ingens hoc caelum, exornavit, ordine que perpetuo ducit, exsistens profecto natura quaedam ab his diversa, quae ornat, quae movet quibus suggerit vitam: ideoque necesse est his omnibus esse praestantiorem: quippe cum haec et oriantur, quando anima suppeditat vitam, et occidant, quando destituit: ipsa vero sit semper, propterea, quod nunquam deserit semet ipsam. Quis autem modus sit vitae suppeditandae cum universo, tum singulis animalibus, ita potissimum cogitetur. Consideret itaque ingentem animam alia quaedam anima, non parvam in considerando dignitatem adepta, a deceptione videlicet libera, et ab his omnibus, quae ceteras animas fascinare consueverunt, ideoque in habitu quodam quietissimo constituta: non solum vero quiescat illi circumfusum corpus corporisque procella, verum etiam, quicquid extrinsecus ambit, undique conquiescat. Torpeat ergo terra et mare aerque, et ipsum caelum praestantissimum. Excogitet mox in torpentem eiusmodi molem undique aminam extrinsecus influentem penitusque infusam et omnia penetrantem nec aliter illustrantem, quam solis radii obscuram caliginem illuminare soleant, nubesque saepe aspectu aureas reddere: sic itaque anima caeleste corpus ingressa dedit vitam, dedit immortalitatem, torpens protinus excitavit. Hoc autem motu perpetuo agitatum sapientis animae ductu beatum animal est effectum, ...
trad. Marsilio Ficino
*
Ogni Anima deve pensare, per prima cosa, a come essa stessa fu quella che generó tutti gli animali, insufflando in essi la vita: a come generó tutti gli esseri viventi che nutre la terra e che si trovano in mare, nell'aria e nel cielo degli astri divini. Generato dall'Anima è anche il sole e quell'immenso cielo cui diede bellezza e regolare rotazione. Eppure la sua esistenza è di natura diversa da quella delle cose cui dona bellezza, movimento e vita; essa, infatti, ha maggior valore di tutte queste, dal momento che tutte le cose sorgono quando l'anima fornisce loro la vita ma devono poi perire quando essa gliela sottrae, mentre l'Anima continua ad essere sempre e non puó privarsi di se stessa. Chi fornisce la vita all'universo e ai singoli essere non puó non essere considerato potentissimo. L'Anima, infatti, puó contemplare la grande anima, è capace di questo non piccolo onore, quando, lontana dalle delusioni e da tutte quelle cose che di solito affascinano le altre anime riposi finalmente in somma quiete. In questo riposo si quieta non solo il corpo che fluendo la circonda e le tempeste corporali, ma tutte le cose esteriori si calmano. Dormono la terra e il mare e l'aria e la stessa immensa potenza del cielo. Si pensi allora l'Anima come quella che penetra in questa mole addormentata come dall'esterno e si diffonde ovunque e ovunque porta la luce come il sole suol illuminare l'oscura caligine e rendere d'oro le nubi. Allo stesso modo, l'Anima penetrando nel corpo celeste, gli diede vita, lo rese immortale, risveglió il dormiente. Guidato dall'Anima in perpetuo moto, il cielo divenne un animale beato, ...
trad. genseki
*