sabato, aprile 22, 2006


Ciclista taoista

Pedalare è realizzare il Dao
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Cigola la catena
Mal oliata
Del vecchio velocifero montano
Spinge la gamba piena
S’alza la gamba vuota
E il cerchio della ruota
Poggia su un nuovo punto
Ma un punto non è nulla
Il cerchio è un’illusione
Ruota la ruota immobile
Ed il sole riflette
Un raggio in ogni raggio
Della solare ruota
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Cigola la catena mal oliata
Del vecchio velocifero montano
Un cerchio per il ginocchio
Un altro per la caviglia
Realizzano l’eterna
Identità del Dao.

29/09/02 20.33
Bolls Corracha

Peter Sloterdijk



Filosofia e tossicomania
I medici omeopati del XIX secolo pensavano che il praticante deve per prima cosa sperimentare su se stesso le medicine che prescrive poi alla sua clientela. Diciamo che un buon filosofo e’ una specie di tossicomane illuminato e che il suo sapere consiste precisamente in una polifonia dell’avvelenamento. Questo per me significa che il sapere filosofico non e’ soltando il risultato di una riflessione approfondita, e nemmeno un’espressione di se’ come soggetto, ma il risultato di una specie di suceso immunologico. La verita’ deve essere interpretata, secondo me, come un fenómeno immunitario che il discorso del filosofo contemporaneo genera alla fine di una serie di vaccinazioni o di autoavvelenamenti. Nelle reazioni del pensatore moderno emerge un nocciolo di verita’ che non e’ che la lotta del sistema che sopravvive in una serie di produzioni di anticorpi, logici come semantici, che fanno barriera all’invasione di virus ostili: questo modello e’ secondo me una buona risposta alla domanda: che cos’e’ una saggezza contemporanea? Il pensatore cotemporaneo e’ il multitossicomane, forte di una lunga serie di piccole morti e di reazioni immunitarie, che sfugge alla definizione classica e universitaria di logico discursivo. Io avvicinerei questo alla poesia contemporanea che libera la capacita’ di allucinare del suo autore.

mercoledì, aprile 19, 2006

Jebelanu Eugen (1909.1991)



Metamorfosi

Forse un albero fui sotto l’ombra del quale
Dormisti
E non ti conoscevo
Oscillarono allora le mie fronde,per caso,
A baciare i tuoi occhi.
O forse sono stato un foglio bianco
Che guardavi pensosa
E avro’ baciato il marmo
Della tua mano nuda
Che scriveva.
Avrei potuto essere un muro,
Un muro alla cui ombra
Stringevi un altro, no, non me...
E con grande dolore
Sarei crollato
Davanti ai tuoi occhi pallidi
Per lo spavento.

Trad. genseki